FALSIFICAZIONE DI FIRMA

La falsificazione di firma si verifica nel caso in cui un soggetto sottoscriva un contratto con una firma non sua, oppure nel caso in cui modifichi la firma di un altro già presente su un negozio, oppure la scannerizzi per inserirla in altro atto, oppure ancora cerchi di ricopiarla o aggiunga ad un contratto nuove clausole successive rispetto alla firma delle parti, il tutto per poterne trarre vantaggio.

Tutte queste ipotesi costituiscono una fattispecie di reato che varia, in relazione al tipo di negozio giuridico sul quale avviene realizzata tale falsificazione: se si tratta di scrittura privata, contratto che può essere sottoscritto semplicemente dalle parti, senza il necessario intervento di un pubblico ufficiale, la falsificazione di firma viene identificata, semplicemente come un illecito di natura amministrativa. In questo caso, il soggetto ritenuto responsabile di falsificazione, sarà punito con una sanzione pecuniaria amministrativa di valore non superiore a sedicimila euro, più eventuale risarcimento a favore del soggetto leso. Ovviamente verrà meno anche la validità del negozio, mancando la manifestazione di volontà, elemento fondamentale previsto dall’art 1325 c.c.

In scrittura privata, l’accertamento dell’avvenuta falsificazione, può avvenire in ambito processuale, con il soggetto leso che si presenterà in udienza, di fatto disconoscendo quella firma apposta sul negozio, oppure al di fuori di qualsiasi dibattimento, semplicemente con un disconoscimento della firma, operato per iscritto, e trasmesso ai soggetti interessati dal negozio. Il giudice, in fase di accertamento, potrà avvalersi di un esperto in grafia, che confronterà la firma autentica con quella che si ritiene abbia subito modifiche o falsificazioni, per accertare eventuali illeciti e responsabilità.

Se si tratta di falsificazione in atto pubblico, atto la cui realizzazione necessita di intervento da parte del notaio, si configura reato penale: infatti la firma e il sigillo da parte del notaio, cioè di un pubblico ufficiale, garantiscono all’atto piena e assoluta validità, quindi eventuali illeciti, risultano, proprio a causa del coinvolgimento del notaio, molto più gravi. Oltre all’obbligo del risarcimento del danno, si configura in tali ipotesi l’arresto sia del notaio, per un massimo di dieci anni, sia del falsificatore. Il notaio rischia, inoltre, di perdere il sigillo, anche temporaneamente, e ciò vuol dire che lo Stato in tale ipotesi lo disconosce come pubblico ufficiale e garante di legalità. L’accertamento della falsificazione, in tale ipotesi, può avvenire solo in ambito processuale, attraverso un iter di verifica dell’atto pubblico che prende il nome di querela di falso.

 

Dott. Marcello Cecchino

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