APPLE, STARBUCKS E GLI ALTRI GIGANTI DEL WEB: EVASORI FISCALI O VITTIME DELL’INGERENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEA NELLA FISCALITÀ DEI SINGOLI STATI MEMBRI?

Si è finalmente conclusa (in tragedia) la “bagarre” che ha tenuto con il fiato sospeso multinazionali del calibro di Apple, Uber e Google.
Per rinfrescare la memoria offuscata da anni ed anni di udienze, rinvii, tribunali e processi mediatici, sintetizziamo così la vicenda, che, mutatis mutandis, è comune a tutti i “giganti del web”: le multinazionali di cui sopra, tutte con sede principale negli Stati Uniti, optano per la delocalizzazione del proprio business costituendo sedi amministrative distaccate in tutto il mondo ed adeguando la propria fiscalità alle normative dei Paesi ospitanti. Nel caso di specie, a finire sul banco degli imputati sono stati i governi di Irlanda e Lussemburgo, rei di avere sancito accordi di fiscalità agevolata con dette multinazionali.
In tal modo, ad esempio, Apple è riuscita ad ottenere in Irlanda una pressione fiscale limitata allo 0,005%. Naturalmente detto accordo ha spinto l’azienda a fatturare (o, almeno, far figurare) la maggior parte dei profitti ottenuti dalla controllata europea proprio in Irlanda. Orbene, tale condotta ha suscitato le ire dei politici del vecchio continente, di tal che la procura di Milano ha indagato (e condannato) la Apple irlandese per omessa denuncia dei redditi e frode fiscale, mentre la Commissione Europea le ha inflitto una condanna per ben 13 miliardi di Euro per abuso di aiuti di stato non dovuti e, in conseguenza di ciò, distorsione del libero mercato.
Nello specifico, la fattispecie di omessa presentazione della dichiarazione si realizza, oltre che nell’ipotesi in cui il contribuente ometta di presentare la propria denuncia dei redditi, anche nelle ipotesi in cui la presentazione della dichiarazione è espressamente considerata omessa o nulla, e precisamente:
– Dichiarazione dei redditi presentata con ritardo superiore a 90 giorni
– Dichiarazione dei redditi redatta su stampati non conformi ai modelli ministeriali
– Dichiarazione dei redditi non sottoscritta.
Per quanto concerne, invece, il divieto di aiuti di Stato, esso è sancito dall’art. 107 TFUE, il quale considera tali non solo gli aiuti veri e propri, ma anche ogni misura che:
– attribuisca un qualsivoglia vantaggio economico al beneficiario, falsando o minacciando di falsare in tal modo la concorrenza tra gli Stati membri;
– sia riferibile allo Stato o a risorse statali;
– sia applicabile, in modo selettivo, a favore di talune imprese o produzioni.
La nozione europea ha portata oggettiva, basandosi sul vantaggio economico recato al beneficiario dell’aiuto e sugli effetti negativi, anche potenziali, sulla libera concorrenza.
Ora, premesso che Apple e tutte le altre hanno già patteggiato e pagheranno una multa a titolo di risarcimento/tasse arretrate (comunque di gran lunga inferiore al reale importo che avrebbero dovuto pagare sul fatturato se non avessero goduto delle agevolazioni fiscali), restano mille perplessità in merito ad un sistema, quello europeo, che fa acqua da tutte le parti e che, di fatto, limita l’autonomia fiscale in Paesi che, intelligentemente, attraggono investimenti abbassando la pressione fiscale e vivono un periodo di “boom” economico non indifferente (Irlanda, Slovacchia, Lussemburgo, etc.), mentre Paesi come l’Italia studiano solamente nuovi strumenti di massacro fiscale.

 

Avv. Sofia Forciniti

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