TESTAMENTO E LIBERTA’ MATRIMONIALE

Lascio a mio figlio il mio appartamento, solo se sarà coniugato al momento dell’apertura della successione, in caso contrario beneficerà solo del diritto di usufrutto sul suddetto appartamento”. Questa condizione, inserita dal de cuius, in testamento olografo ritrovato, per caso, a poche ore dalla sua morte, sollevò il problema della legittimità delle condizioni poste in disposizioni di ultima volontà.

Fino a che punto il testatore può condizionare la vita di un erede o di un legatario?

Il figlio ricorse in Tribunale per chiedere la nullità della disposizione, lasciando salvo il testamento: in primo grado ottenne ciò che voleva, ma la in appello la Corte negò questa possibilità ritenendo che non si trattasse di limitazione di libertà. Secondo la Corte, infatti, la disposizione non limitava il soggetto circa la scelta della futura compagna, in più si trattava di un uomo di età non particolarmente avanzata, quindi si riteneva ragionevolmente possibile l’eventualità di nuove nozze.

La Cassazione (sentenza 8941/09) confermò la sentenza di primo grado, annullando la condizione e mantenendo salvo il testamento.

I pericoli maggiori legati a questo genere di condizione riguardano i possibili comportamenti che potrebbe tenere il soggetto interessato: è possibile infatti che cerchi, per ripicca, di dilapidare il patrimonio del testatore o che si sposi al solo scopo di ottenere i vantaggi di natura patrimoniali previsti dal testamento.

L’art. 634 c.c. con riferimento alla libertà testamentaria, prevede che le condizioni poste in una disposizione di ultima volontà, siano da ritenersi impossibili se contrarie a norme imperative, ordine pubblico e buon costume. L’art. 626 c.c. specifica, inoltre, che la nullità della condizione non si estende all’intero atto, a meno che il motivo di nullità non sia stato l’unico tale da giustificare la disposizione medesima. In questo caso la Corte ritenne che la condizione limitava l’individuo in merito al vincolo matrimoniale, considerato una fondamentale scelta di vita e una libertà tutelata dal testo costituzionale e dalla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo, e pertanto si considerava non apposta, mantenendo salvo il testamento.

Venne ritenuto invece possibile il caso opposto: fermo restando il divieto assoluto di condizioni che impedissero al beneficiario, in qualunque modo, le nozze, fu ritenuta ammissibile una disposizione che prevedesse un trattamento economico più favorevole in caso di mancate nozze. Questo perché si ritenne che in questo caso, la volontà del testatore fosse quella di provvedere alle esigenze di colui che, non essendosi sposato, non avrebbe potuto contare sugli aiuti morali e materiali di un ipotetico coniuge.

Dott. Marcello Cecchino

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