Sulla possibilità per la Cassazione di concedere la sospensione condizionale della pena: la Corte può concederla nel caso di diniego non motivato nel giudizio di merito?

La quarta sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza numero 41988 del 2017, ha ripreso in considerazione la possibilità, nello stesso giudizio di legittimità, di annullare la pronuncia impugnata e concedere, direttamente in quella sede, la sospensione condizionale della pena nel caso di “immotivato diniego sul punto” da parte del giudice di merito.

 

Gli ermellini hanno aderito alla giurisprudenza prevalente secondo la quale, “nel caso in cui l’imputato abbia richiesto con l’atto di appello la concessione della sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna inflittagli dal giudice di primo grado ed il giudice d’appello non abbia preso in considerazione tale richiesta, omettendo qualsiasi pronuncia sul punto, la sentenza impugnata deve essere annullata in parte qua con rinvio, non potendo la Corte di Cassazione operare un giudizio, necessariamente anche di fatto, soprattutto con riferimento al giudizio prognostico indicato nell’art. 164 cp., circa la concedibilità o meno all’imputato dei benefici richiesti”.

 

A questo orientamento se ne contrappone un secondo, per cui, “in caso di immotivato diniego della sentenza impugnata, da parte del giudice di merito, sarebbe possibile annullare senza rinvio la stessa concedendo direttamente in sede di legittimità la sospensione condizionale della pena”.

 

Quest’ultimo indirizzo non può però essere condiviso, in quanto, come recita la sentenza in esame, il primo comma dell’art. 164[1] cp. “prevede che la sospensione condizionale della pena è ammessa soltanto se, avuto riguardo alle circostanze indicate nell’art. 133[2], il giudice presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati, con conseguente formulazione di un giudizio prognostico che non può essere limitato alla verifica della mancanza delle condizioni ostative (entità della pena, precedenti penali, ecc. ecc.) ma che, per contro, esclude ogni automatismo, implicando l’esercizio di un potere discrezionale, così come espressamente stabilito dall’art. 133 al quale l’art. 164 rinvia”.

 

A conclusione la Corte precisa inoltre che “il giudizio prognostico previsto dalla norma in questione va effettuato non solo sulla base della situazione esistente al momento in cui è stata pronunciata la condanna, ma anche degli elementi sopravvenuti attraverso una valutazione che sfugge dunque, anche per tale aspetto, al giudizio di legittimità e resta affidata alla discrezionalità del giudice di appello”.

 

 

Dott. Mirko Buonasperanza

[1] Art. 164 cp. Limiti entro i quali è ammessa la sospensione condizionale della pena.

La sospensione condizionale della pena è ammessa soltanto se, avuto riguardo alle circostanze indicate nell’articolo 133, il giudice presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati.

La sospensione condizionale della pena non può essere conceduta:

  1. a chi ha riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, né al delinquente o contravventore abituale o professionale;
  2. allorché alla pena inflitta deve essere aggiunta una misura di sicurezza personale perché il reo è persona che la legge presume socialmente pericolosa.

La sospensione condizionale della pena rende inapplicabili le misure di sicurezza, tranne che si tratti della confisca.

La sospensione condizionale della pena non può essere concessa più di una volta. Tuttavia il giudice nell’infliggere una nuova condanna, può disporre la sospensione condizionale qualora la pena da infliggere, cumulata con quella irrogata con la precedente condanna anche per delitto, non superi i limiti stabiliti dall’articolo 163.

 

[2] Art. 133 cp. Gravità del reato: valutazione agli effetti della pena.

Nell’esercizio del potere discrezionale indicato nell’articolo precedente, il giudice deve tener conto della gravità del reato, desunta:

  1. dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall’oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell’azione;
  2. dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;
  3. dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.

Il giudice deve tener conto, altresì, della capacità a delinquere del colpevole, desunta:

  1. dai motivi a delinquere e dal carattere del reo;
  2. dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedenti al reato;
  3. dalla condotta contemporanea o susseguente al reato;
  4. dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...