Scambio di regali tra fidanzati: donazione o liberalità?

Con sentenza n.18280 del 2006 la Suprema Corte di Cassazione è intervenuta sul tema relativo allo scambio di regali, che abitualmente avviene tra fidanzati, durante il rapporto sentimentale che precede una eventuale unione matrimoniale.

Normalmente i regali, a prescindere dalle motivazioni che li giustifichino, sono ricompresi nella nozione di liberalità d’uso ex art. 770 cod. civ: non costituiscono donazione e dunque sono esentati dal rispetto del requisito formale dell’atto, non possono essere revocati per ingratitudine o sopravvenienza di figli e non sono sottoponibili a collazione o riduzione. A volte, però, è possibile che i regali possano essere di ingente valore, a tal punto da chiedersi se sia lecito chiederne una restituzione da parte del beneficiario, qualora il rapporto sentimentale venga meno.

Nel caso preso come esempio un ex- fidanzato aveva chiesto al Tribunale di Milano la restituzione dei doni fatti alla ex compagna, parecchi dei quali di valore particolarmente elevato. L’attore sosteneva che, dato il valore ingente dei beni, si trattasse di donazione, da reputare nel caso di specie nulla, in quanto era venuta meno la forma solenne necessaria per garantirne la validità.

Se il tribunale in primo grado aveva negato la restituzione di suddetti beni, in Appello e in Cassazione le cose erano andate diversamente.

La Corte aveva ritenuto quasi tutti i doni come liberalità d’uso, ad eccezione di un dipinto di Picasso, un anello di brillanti e un pregiatissimo tavolo intarsiato. Questi beni, vennero dunque ritenuti delle donazioni, ed essendo privi del requisito formale, ne venne ordinata la restituzione.

La ratio di tale sentenza appare sicuramente molto fragile: la liberalità d’uso può anche essere di ingente valore in astratto, purchè sia commisurata alle condizioni economiche dell’autore dell’atto, ma in sentenza la maggior parte dei beni donati era stata salvata, cioè ritenuta una semplice liberalità e quindi non restituibile da parte della beneficiaria, eccezion fatta per l’anello, il tavolo e il quadro che, invece, furono considerati atti di donazione e, in quanto tali, privi del requisito formale e dunque da restituire al legittimo proprietario.

Per tali beni la Corte aveva identificato uno “iato” rispetto agli altri doni, cioè un quid pluris tale da mutare la natura della liberalità nell’accezione di donazione in senso stretto.

Si tratterebbero infatti, per la Suprema Corte, di sforzi economici non considerati di routine ma mirati ad ottenere il perdono della fanciulla a fronte di un comportamento incongruo.

Quindi la Suprema Corte, indipendentemente dal valore del dono, considera una liberalità, quella fatta in un contesto tale da giustificare il regalo, cioè le normali festività o i momenti di manifestazione di reciproco affetto. Tutto il resto sarebbe da identificarsi come donazione e quindi, in quanto tale, bisognoso della forma solenne prevista dalla legge.

Dott. Cecchino Marcello

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...