CASO ROSBOCH – Discrepanze tra processo giudiziario e mediatico

Attendiamo di poter leggere la sentenza motivata, con cui è stato deciso il primo grado del procedimento a carico di Gabriele De Filippi e di Roberto Ober.

Teniamo, intanto, presente che: la scelta del rito abbreviato, percorribile su istanza dell’imputato di un processo penale, segue la ratio di celerità ed economia processuale.

Strumentale a tal fine è la decisione del procedimento allo stato degli atti, id est sulla base degli elementi contenuti nel fascicolo del PM, fatta eccezione dell’acquisizione delle prove a cui la richiesta del rito sia stata condizionata, e della possibilità da parte del giudice di integrare le informazioni che risultino necessarie alla decisione.

Il pregiudizio che il rito speciale crea all’accertamento e alla difesa è però compensato, dal legislatore, con la previsione del diritto ad una notevole riduzione di pena.

Nel caso in cui la condanna decreti l’ ergastolo, lo sconto potrà arrivare ad 1/3 della pena.

Ecco da dove escono i 30 anni attribuiti al ventiduenne ritenuto colpevole dell’omicidio della professoressa Rosboch.

Nozioni base della procedura penale.

Assunto che, l’ ingiustizia, la crudeltà, la premeditazione, l’ efferatezza, la spavalderia, l’ arroganza e la disumana, odiosa ed inquietante capacità manipolativa di Gabriele, non lasciano spazio che a desiderare il massimo della pena; bisogna rassegnarsi al triste fatto che il massimo della pena lui assegnabile, a fronte del rito scelto, siano 30 anni!

I talk si scagliano contro la giustizia italiana e contro i giudici.

Nessuna giustificazione: doveva essere disposta la carcerazione a vita! La loro accusa!

Forse sarebbe opportuno ripassare o studiare le regole di diritto prima d’imbandire salotti, plastici e ricostruzioni filmiche di tragedie reali! Il mio consiglio.

Per quanto sia macabro e triste, i casi di cronaca hanno sempre attirato. Si pensi al turismo dell’orrore a Cogne, Avetrana, isola del Giglio.

Secondo la mia opinione tutto ciò che è tabù, restando sconosciuto, diventa solamente più morboso. Motivo, questo, per cui nessun argomento di confronto e di comunicazione mi vedrà mai contraria.

Dove non si accredita la mia modestissima riflessione, a favore della più libera espressione arrivano l’art. 21 della nostra Costituzione e il 10 della Convenzione Europea dei diritto dell’uomo.

Difesa totale dell’informazione e delle opinioni, purché non pregiudichino ingiustamente e ignorantemente la fiducia già precaria e fragile che il nostro Paese ha nella sua Giustizia.

Letizia Dematteis

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