Come prende le sue decisioni la Corte di Strasburgo?

Da un po’ di anni, precisamente dal 2013, si è cominciato a parlare in Italia, con grande insistenza, della Corte di Giustizia Europea che ha sede a Strasburgo. Silvio Berlusconi, in concomitanza con la sua decadenza dal Senato, vi ha presentato ricorso ed è in attesa di giudizio. Ma concretamente come decide la Corte?

Il primo passo da fare è l’invio di una lettera alla Corte nella quale vengono spiegate le ragioni delle presunte violazioni da parte del giudice nell’applicare una determinata legge, lettera che non prevede determinate formalità, in quanto può essere inviata anche senza l’ausilio di un legale. Nella lettera vanno specificate quelle che sono le doglianze, precisando quali diritti vengono protetti dalla Convenzione. La Corte, nel rispondere al cittadino, invia anche un formulario da redigere e spedire nel giro di sei settimane in triplice copia, tutto questo è indicato all’interno dell’articolo 35 della Convenzione stessa che ammette il ricorso stesso solo dopo che siano esauriti quelli che sono i ricorsi nazionali in tutti i gradi di giudizio.

La procedura davanti alla Corte europea è pubblica ma, di fronte a particolari esigenze, la Camera o la Grande Camera possono decidere di procedere a porte chiuse durante alcune udienze o per tutta la durata del processo.

E’ necessaria la nomina di un legale abilitato all’esercizio della professione forense in uno dei Paesi contraenti ed è previsto un sistema di gratuito patrocino per i non abbienti.

Viene nominato un giudice relatore che esamina il ricorso e che può chiedere al ricorrente tutte le delucidazioni necessarie per esaminare la questione. Quindi, il relatore redige un rapporto che invia, o ad un Comitato di tre membri o ad una Camera, a seconda che ritenga il ricorso irricevibile o ricevibile.

La Camera, dichiarato il ricorso ricevibile, ha la facoltà di invitare le parti a presentare altri elementi, nuovi documenti, nonché memorie scritte.

L’udienza di audizione delle parti non è obbligatoria, a tal proposito la Camera può anche decidere di ometterla per velocizzare i tempi del procedimento.

A volte, accade che la causa, invece di svolgersi davanti ad una Camera, sia esaminata dalla Grande Camera: questo accade solo se il ricorso solleva una grave questione relativa all’interpretazione della Convenzione o dei suoi protocolli oppure nel caso in cui la soluzione di un caso possa portare ad una sentenza in contraddizione con una decisione precedentemente emessa. Il rinvio alla Grande Camera può avvenire anche su istanza di una delle parti, entro il termine di tre mesi a decorrere dalla data della sentenza di una Camera, in casi eccezionali. La richiesta, quindi, viene proposta ad un collegio composto da cinque giudici della Corte, quando la questione oggetto del ricorso sollevi gravi problemi di interpretazione o di applicazione della Convenzione.

Una volta che la questione è matura per la decisione, la Corte si pronuncia a maggioranza dei propri membri; in ogni caso, ogni giudice che ha partecipato all’esame del caso ha diritto di far allegare alla sentenza l’esposizione della propria opinione individuale distinta (discordante o concordante).

La sentenza emessa dalla Gran Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo è sempre definitiva. Invece, le sentenze pronunciate dalle singole Camere diventano definitive una volta scaduti i termini per l’impugnazione, vale a dire quando sono trascorsi tre mesi dalla pronuncia, senza che sia stato presentato un ricorso alla Gran Camera. Le sentenze delle camere diventano definitive anche “se il Collegio della Grande Camera respinge una richiesta di rinvio formulata secondo l’art.43” (art. 44 Convenzione Europea)

Ai sensi dell’art. 74 del Regolamento della Corte, le sentenze della Corte devono contenere:

“a) il nome del presidente e degli altri giudici che compongono la camera come pure del cancelliere e del cancelliere aggiunto;

b) la data della sua adozione e quella della sua pronunzia;

c) l’indicazione delle parti;

d) il nome degli agenti, consulenti e consiglieri delle parti;

e) l’esposizione della procedura;

f) i fatti della causa;

g) un riassunto delle conclusioni delle parti;

h) le motivazioni di diritto;

i) il dispositivo;

j) se c’è stata, la decisione relativa i costi e alle spese;

k) il numero di giudici che hanno costituito la maggioranza;

l) se del caso, l’indicazione su quale dei testi fa fede”.

Le sentenze, inoltre, devono essere redatte in inglese o in francese, “salvo il caso in cui la Corte decida di non emettere la sentenza nelle due lingue ufficiali”. Inoltre, l’art. 76 del Nuovo Regolamento stabilisce che “una volta pronunciate, le sentenze sono accessibili al pubblico”.

Una caratteristica delle sentenze della Corte europea è rappresentata dalla possibilità di stabilire un risarcimento dei danni materiali e morali subiti dal ricorrente, attraverso la disposizione di “un’equa soddisfazione alla parte lesa” a carico del Paese che abbia violato la Convenzione, così come disposto dall’art. 41: “se la Corte dichiara che vi è stata violazione della Convenzione o dei suoi protocolli e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette che in modo incompleto di riparare le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, quando è il caso, un’equa soddisfazione alla parte lesa.”

Dott. Alessandro Pagliuca

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