La Cassazione e l’aggravante del reato commesso alla presenza del minore in locus delicti.

Con sentenza numero 12328 del 2 marzo 2017, la Suprema Corte di Cassazione ha fatto luce sull’aggravante introdotta con legge n. 119 del 2013, la quale ha modificato il codice penale introducendo l’art. 61, n. 11 quinquies che statuisce un inasprimento della pena nel caso in cui il fatto sia commesso “in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza“.

Nel caso trattato dalla sentenza in oggetto, l’imputato aveva commesso l’omicidio della convivente nell’abitazione della vittima ove erano presenti i due figli minori, nello specifico uno dei quali si trovava nel giardino mentre l’altro era all’interno della casa in una stanza attigua a quella dove l’evento si era verificato, collegato da una porta al momento rimasta aperta. L’ubicazione dei minori avrebbe fatto sorgere la contestata aggravante dal momento che i figli della vittima si sarebbero accorti dell’accaduto. All’imputato veniva quindi contestata l’aggravante ex art. 61, n. 11 quinquies cp.

La Corte, nella sua decisione, soffermava la sua attenzione sull’inciso “presenza (…) di un minore” con riferimento al modo in cui lo stesso (o gli stessi), aveva percepito il fatto.

La legge n. 119 del 2013, modificando il codice penale, ha ampliato il raggio di applicazione di tale aggravante che, prima della riforma, era circoscritto al delitto di maltrattamenti ex art. 572 cp. La Cassazione interpreta l’inciso in esame “non come la percezione di un comportamento abituale o reiterato ma nel senso che, affinché si realizzi l’aggravante, è sufficiente che il minore percepisca la condotta sanzionata dalla disposizione di un delitto contro la vita, la libertà personale e l’incolumità individuale”. La Corte di legittimità affronta quindi il problema rinviando a pronunce giurisprudenziali di altre figure di reati, come ad esempio la corruzione di minore o l’ingiuria: in questi casi la presenza del minore si traduceva nella percezione, non necessariamente visiva, che lo stesso aveva del fatto.

Particolarmente importante è il risvolto psicologico che deve intercorrere tra l’autore della condotta e la situazione e perciò ne deriva che la circostanza in esame è configurabile ogni volta che il minore abbia la percezione della commissione del reato e anche quando la sua presenza non sia visibile all’autore dello stesso, il quale ne deve avere non solo consapevolezza, ma avrebbe dovuto prevederla usando la normale diligenza. Questi elementi, secondo la giurisprudenza, ricorrono nel caso in questione e da ciò la Corte statuisce che la circostanza aggravante dell’essere stato il delitto commesso in presenza del minore, nelle ipotesi dell’art. 61, n. 11 quinquies cp., “è configurabile tutte le volte che il minore di anni diciotto percepisca la commissione del reato, anche quando la sua presenza non sia visibile all’autore del reato, se questi, tuttavia, ne abbia la consapevolezza ovvero avrebbe dovuto averla usando l’ordinaria diligenza”.

Alla presente soluzione si è giunti alla luce dell’art. 12 delle preleggi, in virtù del quale è necessario tener conto del significato letterale utilizzato dal legislatore, pertanto l’inciso “presenza” evoca il contatto ovvero la percezione di una data situazione. La ratio della citata aggravante è infatti quella non solo di tutelare i minori contro forme di violenza fisica o psicologica ma anche quella di proteggerne lo sviluppo che potrebbe essere compromesso dalla percezione di un fatto delittuoso.

Dott. Mirko Buonasperanza

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