Cento sfumature

Luci soffuse, profumi inebrianti, respiri e fantasie.

Tessuti leggerissimi, trasparenze, linee perfette e sguardi.

Niente vino, niente alcol, solo il calore del desiderio.

Vanità e seduzione. Dolcezza e perversione. Istinti animali e razionale distacco, la freddezza e la libertà della leggerezza.

Il fascino di incontrare sconosciuti e di lasciarsi guardare dal resto del mondo.

Cento sfumature che descrivono l’ intrigante contesto dei club privè per scambisti, una realtà sempre più diffusa anche nel nostro paese.

L’ esibizionismo non è di certo un reato. La passione sfrenata non è una colpa.

Ma l’ eccesso a volte non sa trovare il giusto equilibrio con il sano; si abitua a oltrepassare il limite e non sa più riconoscere i limiti.

Una location adibita a luogo d’ incontri bollenti per persone o coppie in cerca di novità sarebbe una soluzione ideale.

Il problema sorge, poi, quando questa struttura offre servizi, comfort ed eventi e quindi quando subentrano un proprietario, un’ organizzazione e degli interessi.

Di qui l’ esigenza di rendere l’ attività conosciuta e competitiva, in grado di garantire sempre la presenza di ragazze ed incontri intriganti.

Sottilissimo il confine tra libera volontà ed induzione; finissimo anche il rapporto tra il precedente binomio e i concetti di favoreggiamento e sfruttamento.

Ai sensi dall’art. 3, n. 8, della L. 20 febbraio 1958, n. 75 si prevede la punibilità di “chiunque, in qualsiasi modo, favorisca la prostituzione altrui”.

Il concetto di favorire descrive qualunque comportamento atto ad agevolare l’ attività di prostituzione.

Il termine sfruttamento è, invece, introdotto nel codice solamente dal 1930, all’interno dell’art. 534 c.p, colpisce chi percepisce guadagni, in denaro o in altra utilità, purché economica, dall’ attività di prostituzione altrui.

é evidente e più chiaro, assunte queste due definizioni, che la gestione di un circolo per scambisti integri spesso questi estremi delittuosi.

La decisione di vendere il proprio corpo, è un diritto paradossalmente tutelato come libertà di autodeterminazione individuale; l’ istigazione e la facilitazione della stessa no!

La condanna all’ erotismo eccessivo non poggia, dunque, tanto la propria ratio su una logica morale quanto su di una linea giuridica che, in diversi ambiti, si è rivelata la base del nostro ordinamento: non rendere auspicabile e desiderabile l’ avvenimento di eventi infelici per il proprio profitto personale. (es. materia di successioni)

é un attimo, e la trasgressione diventa illecito.

E tutto ciò che è proibito è solo più desiderabile.

Letizia Dematteis

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