ESSENZA

La cosa più difficile che ci sia è comprendersi.

Prendere consapevolezza del proprio carattere, delle proprie paure, del proprio modo di reagire alle situazioni, ai sentimenti, agli imprevisti: conoscere la propria essenza! 

Arrivare a sentirsi vivi e liberi! Completi anche nei difetti che decidiamo di accettare anzichè cambiare.

Ci si impiega una vita a distinguere le cose che riconosciamo come belle, giuste, desiderabili per principio e quelle che ci rendono felici veramente.

E poi non basta una vita per trovare il coraggio di accettarle, inseguirle, perseguirle e realizzarle.

Ora, assumendo quanto sia complicato capirsi, pensiamo a come dev’ esserlo farlo sentendosi intrappolato in un corpo sbagliato rispetto alla propria essenza: conoscersi non equivarrà mai a piacersi, ad accettarsi, a riconoscersi.

Il dramma del transessualismo.

Le ferite di giudizi che, chi per primo vive questa condizione, sputa su di sé, sentendosi per una vita inadeguato, a disagio, sporco,  lasciano strascichi strazianti e profondissimi a cui si aggiungono appellativi, insulti e pregiudizi di una società ignorante ed insensibile.

Proviamo a chiarirlo: travestito non è sinonimo di prostituzione e di amoralità e, qualora il binomio si sia verificato, spesso è stato dettato dall’ esigenza di sopravvivere in una società che, come transessuale, non ti permetteva di accedere a cariche, uffici, professioni.

Il nostro legislatore si è dimostrato attento ed anche all’ avanguardia, considerata la tradizione religiosa del nostro paese, a prevedere, già nel 1982, la possibilità di cambiare identità.

Nel 2013, il disegno di legge 405 ha cercato di facilitare il percorso atto al cambiamento di sesso sollevando il Tribunale dalla competenza in materia (naturalmente discorso a parte resta relativamente ai minori) ed attribuendo il procedimento alla sede amministrativa. Il DDL, all’ art.11  prevede che sia il SSN a sostenere le spese psicologiche e mediche volte ad assistere i soggetti che soffrono di tale disagio e, nel rispetto dell’ orientamento della Convenzione Europea dei diritti dell’ uomo, dispone che il riconoscimento giuridico dell’identità di genere non debba, necessariamente, dipendere dall’intervento chirurgico di riattribuzione dei genitali.

Ad oggi, però, il lavoro rispetto al disegno di legge risulta fermo da quattro anni.

L’ incubo di chi non si riconosce nel proprio involucro no.

Nel mentre tutto è affidato al buon senso delle interpretazioni della giurisprudenza che si trova investita di richieste d’ aiuto da parte di chi sopravvive in una condizione che non gli permette di vivere e di realizzarsi come persona.

Letizia Dematteis

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