Imputazione coatta per Cappato

Il GIP di Milano ha disposto l’imputazione coatta per Marco Cappato, esponente dei Radicali che ha accompagnato Dj Fabo verso la morte, in Svizzera. La Procura dovrà, dunque, chiedere il rinvio a giudizio per Cappato per ‘aiuto al suicidio’. L’esponente dei Radicali, ricordiamo, di ritorno dalla Svizzera aveva provveduto ad autodenunciarsi presso i Carabinieri.
Secondo la Procura: «Le pratiche di suicidio assistito non sono una violazione del diritto alla vita, quando connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale, o gravide di sofferenza e ritenute intollerabili o indegne dal malato stesso».

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Ma cos’è “l’imputazione coatta”?
Essa viene disposta con ordinanza dal Giudice. Tecnicamente non è un rinvio a giudizio ma dispone che la Procura, che precedentemente aveva richiesto l’archiviazione, chieda, invece, il rinvio a giudizio. A tal fine appare utile, innanzitutto, richiamare il testo dell’art. 409, comma 5, il quale recita:
«Fuori del caso previsto dal comma 4, il giudice, quando non accoglie la
richiesta di archiviazione, dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il
pubblico ministero formuli l’imputazione. Entro due giorni dalla formulazione
dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza preliminare».

Dunque, presupposto per aversi imputazione coatta, è il totale dissenso del GIP in relazione alla richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero. Appare, perciò, un provvedimento di extrema ratio, rilevabile nei casi di totale dissenso e discordia.
Di regola vi è la nomina di un nuovo GUP e l’accusa sosterrà le ragioni come precedentemente ‘suggerite, dal giudice. Sarà il nuovo giudice a decidere eventuali patteggiamenti, condanne in abbreviato, rinvii a giudizio o assoluzioni. Questo è quel che avviene tecnicamente. In realtà è prassi che in seguito a una ordinanza che dispone l’imputazione coatta segua un processo. Molto improbabile diventa l’archiviazione.

Casi giudiziari di rilevanza pubblica che hanno avuto ad oggetto un’imputazione coatta riguardano il MPS e, più in particolare, l’ex presidente Alessandro Profumo e l’ ex ad Fabrizio Viola, per i quali si era richiesta l’archiviazione, con successivo obbligo di sostenere le accuse di aggiotaggio e falso in bilancio.

 

Nicola Galea

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