SCIOPERO DOCENTI AUTUNNO 2017 – Facciamo chiarezza

Lo scorso 27 giugno è stata redatta una lettera pubblica per indire uno sciopero nazionale di docenti universitari: ebbene no, non è una bufala.

Tale sciopero coinvolgerà più di 5000 docenti di tutta Italia ma durerà solo 24 ore: queste, tuttavia, dovranno essere individuate da ogni docente nel periodo che va dal 28 agosto al 31 ottobre.

In tale periodo inizieranno le lezioni, che non saranno toccate dallo sciopero, tuttavia, ci sono gli appelli della sessione di settembre! Proprio qui sorge il problema più grosso!

Molti studenti si troveranno a non poter sostenere alcun esame tra fine agosto e inizio novembre.

Tra i firmatari della lettera che indice lo sciopero figurano anche questi professori del dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Torino:

– Ilaria Zuanazzi

– Valeria Marcenò

– Sergio Foà

– Paolo Gallo

– Mario Deganello

– Roberta Aluffi

– Silvia Ferreri

– Alessandro Ciatti

– Gianni Mignone

– Francesco Pallante

– Andrea Trisciuoglio

Ma per quali ragioni tutti questi docenti sono stati costretti ad indire uno sciopero?

Ce lo rivela la suddetta professoressa Ferreri che, integrando i motivi scritti nella lettera pubblica (ossia scatti stipendiali bloccati al 2015 per professori e ricercatori), ci racconta come questa non sia meramente una questione economica bensì di principio: “è un comportamento miope, come fanno i nuovi candidati all’insegnamento universitario a credere in un datore di lavoro che non mantiene i propri impegni? Entreranno da precari e spereranno in una promessa (quanto credibile?) di migliorare.

Se il Ministero non ha considerazione dei propri funzionari, come può attrarre persone motivate e preparate? Perchè esprimere disistima per una classe di funzionari statali, e non per un’altra? Senza ragioni?” Questi motivi proprio perché il ministero motiva tale mancanza adducendo ai professori il fatto di non essere dei magistrati.

Il professor Pallante la definisce come una vera e propria umiliazione della dignità dei professori in quanto lavoratori, umiliazione che, chiede il professore, sia contrastata anche da parte degli studenti.

Secondo il sopracitato professor Gallo però, i disagi per gli studenti saranno limitati.

Vediamo dunque quale sarà la sorte dei malcapitati studenti che dovranno sostenere esami durante la sessione autunnale: secondo il documento sottoscritto dai docenti, le 24 ore che ognuno sceglierà come sciopero dovranno vertere sul primo appello, di profitto, disponibile nel periodo autunnale indicato (28/8 – 31/10); tutti gli esami corrispondenti quindi verranno, di conseguenza, spostati all’appello successivo che si terrà regolarmente.

Negli atenei, come quello torinese, in cui è previsto tradizionalmente un unico appello tra fine agosto e inizio novembre, questo è destinato a saltare.

Secondo i professori intervistati, ciò non dovrebbe cagionare un danno grave agli studenti anche se tali docenti restano a disposizione di ogni studente per chiarimenti ed ulteriori esigenze.

Inoltre, in accordo tra docenti e Ministero, è stato stabilito che ogni professore o ricercatore scioperante dovrà chiedere al proprio ateneo di fissare un appello straordinario 14 giorni dopo la data scelta per il proprio sciopero.

Il disagio per gli studenti dunque sarà minimo ma comunque pare chiaro che non si può arrivare a tanto per pretendere che i propri diritti vengano tutelati.

La vicenda resta in evoluzione perciò seguiranno aggiornamenti a riguardo.

Fabrizio Alberto Morabito

Primo aggiornamento: il professor Sergio Foà, pur concorde con le motivazioni dello sciopero che considera “necessario per non svilire oltremodo il ruolo e le funzioni del corpo docente”, ci ha assicurato che non si asterrà dal servizio pubblico di sua competenza. Infatti il docente conferma il regolare svolgimento dei suoi appelli autunnali nonché del ricevimento per gli studenti e dell’assistenza per i suoi tesisti.

Ultimo aggiornamento: i professori Mignone e Trisciuoglio considerano ogni illazione sulla loro partecipazione al prossimo sciopero come immatura e infondata in quanto il diritto del lavoro non prevede una dichiarazione di futuro sciopero.
Tuttavia, la lettera del Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria indice un vero e proprio momento di astensione dall’attività lavorativa, tale lettera è stata sottoscritta anche dai due docenti in questione: al lettore l’arduo compito di trarre le dovute conclusioni.
In aggiunta, secondo detti professori e secondo la professoressa Zuanazzi, il disagio per gli studenti sarebbe davvero minimo: bisognerà semplicemente studiare per il giorno previsto per l’appello consapevoli del fatto che molto probabilmente questo slitterà di 14 giorni.
Il professor Ciatti sulla questione aggiunge: “Le motivazioni dello sciopero mi sono sembrate del tutto condivisibili. Da anni si attende di essere almeno ricevuti dal Ministro ma per ora ciò non è accaduto. Sono contento che anche i giornali si stiano interessando alla questione che prima hanno sempre ritenuto di ignorare nonostante le ripetute sollecitazioni. Lo sciopero, sono convinto, che verrà scongiurato se il Ministro (l’espressione ministra è ridicola e quindi la evito) convocherà una rappresentanza e riterrà di ascoltarci.
Insegno agli studenti a far valere i loro diritti e sarebbe ridicolo che non dessi il buon esempio non facendo valere i miei.”
Tale professore resta comunque a disposizione di tutti gli studenti e dei loro rappresentanti per ulteriori chiarimenti.
Infine riportiamo quanto ritiene la professoressa Aluffi che, a riguardo, aggiunge: “riconoscendo la dignità dei docenti si riconosce anche la dignità dell’Università stessa e dei suoi studenti”.

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