La lente dell’Antitrust su Google

Era lo scorso 10 novembre il giorno in cui la compagnia americana della Silicon Valley aveva presentato all’Antitrust Europea la difesa rispetto alle accuse mosse contro di lei.

Finalmente qualche giorno fa l’”ardua sentenza”.
Esattamente il 27 giugno 2017, l’Antitrust si è espressa nei confronti di Big G infliggendo a quest’ultima una multa complessiva di circa 2,5 miliardi di euro (2.424.495.000 di euro nello specifico).

Dalla medesima data, inoltre, Google avrà 90 giorni per uniformarsi alla decisione dell’autorità europea: in caso contrario, il numero di sanzioni aumenterebbero e l’ammontare di ognuna sarebbe pari al 5% del fatturato giornaliero realizzato a livello mondiale da Alphabet, la società madre di Google.

E’ opportuno evidenziare come il colosso potrebbe essere ulteriormente colpito: ogni cittadino e impresa appartenente all’Unione Europea, infatti, che si fosse sentita danneggiata dallo scorretto comportamento dell’impresa americana, ha la facoltà di poter portare avanti azioni legali contro di essa.
Ma ora è necessario andare a riassumere i fatti che hanno portato a questa grande condanna.

Il servizio sotto accusa è “Google Shopping”, sistema tramite il quale è possibile confrontare prodotti e prezzi presenti in Internet.
L’Unione Europea accusa Google di avere esercitato il monopolio in questo settore, utilizzando a proprio favore il proprio motore di ricerca per far apparire come prima ricerca il proprio servizio a discapito di altri motori di ricerca concorrenti.

ciao ciao

Margrethe Vestager, commissario Ue alla Concorrenza ha affermato che tale pratica risulta essere«illegale secondo le regole della Concorrenza Ue» in quanto risultano essere vittime sia le società concorrenti, sia i consumatori, privati della possibilità di «beneficiare di una possibilità reale di scelta».

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in capo alla Commissione Europea, fu instituita a partire dal 1958, proprio a tutela della concorrenza. “In particolare, gli articoli 101 e 102 del Trattato vietano, rispettivamente, le intese restrittive della concorrenza e gli abusi di posizione dominante posti in essere da imprese e suscettibili di arrecare pregiudizio al commercio tra gli Stati membri”

 

Francesca Raschio

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