Storie di uomini non voluti

L’immigrazione è un problema di cui negli ultimi giorni, ma in verità anni, si sta dibattendo molto con toni ormai non più pacati nel nostro paese. Le soluzioni prospettate dalla politica sono state molte, ma mai veramente risolutive o quanto meno concrete: dall’istituire centri di “controllo” dell’effettivo status di rifugiato dei migranti nei paesi di partenza, quindi soprattutto la Libia, fino al trasporto di queste persone in Italia e poi la ripartizione, però, con altri paesi dell’Unione Europea.

Tali idee non sono, tuttavia, mai entrate nel pieno della loro vita e la conseguenza è che ogni giorno sulle nostre coste arrivano migliaia di persone che fuggono da guerre, miseria e povertà, o anche solo con il sogno di raggiungere l’Occidente europeo come meta di propria realizzazione economica. Il risultato di tutto ciò è che il numero delle persone sbarcate nel 2016 nella parte meridionale dell’Italia sono state circa 64 mila, mentre nel 2017 siamo già arrivate a 80 mila e la bella stagione non potrà che far aumentare il numero di questi.

L’ultima idea prospettata è stata quella di assumere una posizione dura soprattutto nei confronti dell’Europa, colpevole di non aver ascoltato le richieste di aiuto provenienti dai nostri Governi: ovvero quella di chiudere i porti. L’idea sembra essere stata del Ministro degli Interni Minniti, ma veramente questa è realizzabile?

Le ONG (organizzazioni non governative) che operano tra Libia e Italia in parte in acque internazionali, in parte anche nelle nostre acque nazionali seguono la c.d. Convenzione di Amburgo del 1979, nonché la Convenzione Internazionale per l’Organizzazione Marittima e la Convenzione Internazionale per la Sicurezza della Vita in Mare. Queste, molto semplicemente, prevedono che gli sbarchi debbano avvenire sulle coste del paese più vicino rispetto alle quali il salvataggio è stato fatto e tali coste sono irrimediabilmente quelle italiane.

Utilizzare la forza e mostrare i “muscoli” (per affermare anche che l’Italia, fino a prova contraria, è un paese dotato di sovranità) intervenendo con le forze armate e bloccare l’accesso ai porti si potrebbe certo fare, ma con ricadute molto pesanti, in quanto ciò sarebbe visto come un atto di aggressione ai paesi di cui battono bandiera le navi delle ONG. Il risultato sarebbe qualche sentenza in più, rispetto a quelle che già ci sono, a carico dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo.

In più si aggiunge anche il Testo Unico sull’immigrazione del 1998, il quale all’art. 10 vieta il respingimento “nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l’asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l’adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari”. Sarebbe difficile poter concedere la possibilità a tutte queste persone di far domanda di protezione o asilo al nostro paese, se prima ancora di arrivare fossero respinti e, quindi, viene a mancare la legittimazione del diritto ad una tale pratica.

L’unica soluzione sarebbe quella di cambiare il diritto, ma a livello nazionale si cozzerebbe sicuramente contro una pronuncia di incostituzionalità, prima, e di non allineamento con il diritto europeo dalla Corte di Giustizia di Lussemburgo, poi. A livello internazionale la questione sarebbe ancora più difficile, volendo dire che bisognerebbe riaprire la discussione con tutti i paesi che hanno sottoscritto tutte le sopracitate Convenzioni Internazionali e che hanno già dimostrato di non potere (per mancanza di strutture) o non volere accogliere l’enorme numero di persone che sta arrivando dal continente Africano.

La soluzione di tutto ciò è lontana e di difficile individuazione, forse veramente sarebbe arrivato il momento in cui tutti gli altri paesi europei, perlomeno, si mettano una mano sulla coscienza e accettino che il problema sia anche loro, dato soprattutto che le decisioni politiche degli anni scorsi verso i paesi del Nord-Africa non sono state solo il frutto di scelte italiane, ma condivise da un blocco più ampio di paesi… ma tutto ciò è più una questione politica che giuridica e non è questa la sede per trattarne.

 

Alberto Lanzetti

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