La fine di un sogno

Si entra!”

La gente si ammassa. È il momento. Il concorsone ha inizio.

L’accesso alla fiera una volta superato un primo rapido controllo dei documenti avviene attraverso una scala mobile che ascende al cielo. Ma quello non è il paradiso. Secondo alcuni è l’inizio dell’inferno. Attraverso un futuristico tunnel rossoblù i candidati si accalcano. Chi fuma. Chi patisce l’afa e si lamenta. Chi si lamenta di questi che fumano e si lamentano. Delirio.

La coda si snoda per quasi un chilometro. Nel frattempo ci si scambia notizie. Nessuna incoraggiante. L’obiettivo è fare il massimo si dice. Non si deve sbagliare neanche una delle risposte. L’ansia sale. Si passa dal tunnel a un giardino, lo scenario cambia, ma il candidato oramai è troppo concentrato per poter farci caso.

E poi finalmente dopo la lunga camminata, un militare urlante dà le prime indicazioni: possono esser portate all’interno della struttura d’esame pochissime cose; il deposito gratuito è previsto per i soli cellulari. Per il resto è previsto un deposito bagagli. A pagamento. “E te pareva” sussurra scocciato qualcuno che per inseguire il sogno di un posto di lavoro ha investito molto più di quanto si aspettasse.

Finite le procedure di deposito e conservate con cura le preziosissime ricevute si procede verso il padiglione d’ingresso. Qui è la polizia penitenziaria che come in un controllo d’ingresso ad una casa circondariale perquisisce con un metal detector. Controlla dentro le borse. Verifica i documenti. I candidati prima in ansia per il solo esame cominciano a chiedersi se tutta quella fila non conducesse ad una patria galera visto l’incredibile dispiegamento interforze e la dovizia dei controlli.

Ognuno cerca il proprio padiglione. Qui una volta entrati si sceglie la propria “busta d’esame”. In realtà, delusione per i più nostalgici, corrisponde a dei codici di account con delle domande precaricate. È qui che si rivela tutta la modernità di questo concorso de’ na volta. I padiglioni sono pieni di nuovissimi PC portatili (in buona parte non utilizzati, visto il gran numero di defezioni). Saranno destinati dopo le prove preselettive agli uffici giudiziari di tutta Italia. Di certo è stato uno degli impegni economici più importanti per le casse dello Stato al fine della realizzazione di questo concorso.

Da lì in poi sono solo flash: l’attesa di due ore prima dell’inizio della prova, le domande “ma questa c’era nella banca dati?”, le risposte “boh, io la sparo”, la calca al recupero bagagli e la folla che preme nel sovrappasso che conduce alla ferrovia.

La piccola stazione (senza neanche la biglietteria) non ha conosciuto momenti migliori. I parcheggi rapidamente si svuotano. I candidati più o meno soddisfatti delle proprie prove si scambiano tra loro le ultime occhiate. Chi si scambia il numero di cellulare. Chi si lascia con la solita promessa “Se passi da Acitrullo, vienimi a trovare!”. “Senz’altro!”. E come alla fine di ogni vacanza quelle promesse saranno disattese. Il concorso, in fondo, è anche questo. Una piccola vacanza nel sogno del posto fisso, nel mondo dei farò e dei sarà. Allora avanti popolo il concorsone è finito, andate in pace.

 

Salvatore Vergone

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...