La riforma del processo penale è legge.

Dopo essere stata ferma un anno in Parlamento, la riforma del Processo Penale, voluta dal Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è legge. La modifica più importante e che ha creato maggiore discussione tra i giuristi, è quella concernente la nuova disciplina sospensiva della prescrizione. Questa oggi prevede infatti che la prescrizione resti sospesa per 18 mesi dopo la sentenza di condanna in primo grado e per altri 18 mesi dopo la condanna in appello. La sospensione però non vale in caso di assoluzione (il periodo sospeso cioè viene ricomputato nel calcolo della prescrizione se nel grado successivo vi è proscioglimento, annullamento della sentenza di condanna o dichiarazione di nullità) e ha comunque effetto limitatamente agli imputati contro cui si procede. Oltre alle ipotesi già previste dal codice, la prescrizione sarà sospesa (per un massimo di 6 mesi) anche nel caso di rogatorie all’estero, il che tiene quindi aperta la questione su quelle che sono le problematiche circa i tempi della giustizia nel caso di reati commessi al di fuori dei confini nazionali.

Modifiche apportate anche a quelle che sono le impugnazioni, che infatti, da oggi, prevedono anche il patteggiamento in appello, quindi, questa possibilità per ottenere uno sconto di pena, non ha più il vincolo della richiesta anticipata alla sentenza, da parte del Giudice per le Indagini Preliminari. Escluso comunque il patteggiamento in appello per i reati di particolare gravità, come reati di mafia oppure per violenza sessuale.

Si rende più rigoroso  l’atto di impugnazione che dovrà, a pena di inammissibilità, anche indicare le prove ritenute inesistenti, omesse o valutate erroneamente nonché le richieste istruttorie. Il tutto, al fine di agevolare l’individuazione dei punti da impugnare, è scandito con maggiore puntualità e particolare attenzione alla valutazione delle prove e ai requisiti della sentenza. L’impugnazione potrà essere proposta personalmente dall’imputato, purché non si tratti di ricorso per Cassazione. Con delega, infine, si incarica il governo di limitare, ad alcuni specifici casi, la legittimazione all’appello da parte del PM (condanna solo in caso di modifica del titolo o esclusione di aggravante ad effetto speciale) e dell’imputato (proscioglimento solo se non con formula piena).

Previsto il nuovo appello, contro il proscioglimento, per la valutazione di prova dichiarativa come, ad esempio, la testimonianza: il giudice dovrà cosi rinnovare l’istruttoria. Prevista inoltre la deflazione del ricorso in Cassazione con l’inammissibilità quando vi siano alcuni specifici vizi formali, come, ad esempio, il difetto di legittimazione o la violazione dei termini. E’ poi previsto che, in caso di ‘doppia conforme’ di assoluzione, il ricorso per Cassazione da parte del PM possa essere proposto solo per violazione di legge. Si allargano inoltre le ipotesi di annullamento senza rinvio e si rafforza la funzione nomofilattica delle Sezioni Unite. Inasprite le pene per lo scambio politico-mafioso con nuovi limiti alle intercettazioni telefoniche e utilizzo di virus trojan per combattere il cyber-terrorismo.

Dott. Alessandro Pagliuca

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