Let’s work!

L’Inghilterra sta cercando di uscire da un periodo non molto roseo, soprattutto per la sua politica. I risultati dell’ultima tornata elettorale non sono stati dei migliori, tuttavia la vittoria del partito conservatore dei Tories è arrivata e questo sentimento di “giolore” (un misto di gioia e dolore) spiega già molte cose.

Il leader del partito di destra britannico, nonché a capo del governo di sua maestà, Theresa May aveva indetto queste ultime elezioni nel tentativo di ottenere una maggioranza ancora più grande rispetto alla precedente e permetterle, così, di instaurare un dialogo con l’Unione Europea per la situazione Brexit in maniera più semplice e, soprattutto, più libera da vincoli politici derivanti da un’opposizione laburista (cappeggiata da Jeremy Corbyn) che l’avrebbero rallentata. Come sono andate queste elezioni? Gli exit poll hanno fatto tremare per qualche ora il primo ministro May paventando una vittoria di Corbyn e dei suoi, vittoria che avrebbe aperto uno scenario paradossale soprattutto per l’uscita dall’Europa: chi mai avrebbe immaginato un laburista europeista a trattare con la Commissione Europea per permettere al suo paese di uscire dall’Unione stessa?

Invece tutto è andato come si sperava, e invece no. Le elezioni hanno portato la May alla vittoria, ma hanno messo in luce le difficoltà del suo partito a gestire la situazione politica e, negli ultimi tempi, anche quella legata alla sicurezza nazionale del Regno Unito.

Il partito Tory ha perso 12 seggi rispetto ai 330 che poteva vantare nel governo precedente. Insomma, altro che farsi i muscoli per andare a battagliare con l’Europa, piuttosto l’ostacolo delle elezioni è stato saltato per un pelo e si spera di riuscire a saltare quello che deve ancora venire.

La May si è già recata dalla regina Elisabetta II per ottenere l’autorizzazione a formare un nuovo esecutivo e all’uscita dalla visita reale ha solo potuto esclamare: “let’s work”, al lavoro per garantire ancora di più stabilità e sicurezza al paese, ma il discorso della sempre presente e possente Brexit rimane e adesso sembra che non se ne voglia ancora parlare. L’unica affermazione rilasciata in merito fa pensare ad un possibile tentativo di “reimpasto” di quello che si sarebbe dovuto fare. Infatti adesso il tentativo sarebbe quello non di abbandonare l’Unione per sempre, ma solo di allontanarsi un po’ e cercare comunque di restare all’interno dell’unione doganale e del mercato unico. D’altronde non riesco nemmeno ad immaginare come la popolazione reagirebbe ad una tale soluzione: il referendum che aveva fatto sì che la Gran Bretagna uscisse dall’Europa, infatti, era stato accolto da mille polemiche fin dal giorno successivo soprattutto dal popolo dei giovani, i quali non volevano assolutamente isolarsi dal resto del continente e che, adesso, potrebbero accogliere con favore questa soluzione di semi Brexit.

Per il resto in Parlamento è scattato il gioco delle alleanze e il partito unionista nord irlandese Dup, coi suoi 10 seggi guadagnati, ha già assicurato di dare appoggio al governo conservatore, almeno finchè Corbyn sarà a capo del partito laburista. Da sottolineare rimane la disfatta di Ukip, il M5S inglese (per semplificare banalmente), il cui leader Paul Nuttall ha confermato di voler rassegnare le sue dimissioni, dimostrando come il partito non se la stia passando benissimo dato anche le vicende che hanno coinvolto il fondatore di Ukip, Nigel Farage, e la storia delle intercettazioni tra Russia e USA.

In calo anche il partito degli indipendentisti scozzesi, guidati da Nicola Sturgeon, i quali in passato erano riusciti ad ottenere il referendum per l’Indipendenza della Scozia e che adesso si sono ritrovati con il loro storico ex leader, Alex Salmond, fuori dal Parlamento.

Alla fine l’unica persona che trasmette ancora tranquillità e pacatezza oltre la Manica è ancora e sempre lei: the Queeny Elisabetta II e, allora, “God save the Queen”.

 

 

Alberto Lanzetti

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