RIINA LIBERO!!

Il Tribunale di sorveglianza di Bologna risponde con un rifiuto alla richiesta di Riina di poter godere di un differimento della pena o della concessione dei domiciliari.

La Corte di Cassazione si esprime con un giudizio di inadeguatezza ed insufficienza riguardo le motivazioni a fondamento della decisione di cui sopra e, con una sentenza di annullamento con rinvio, rimanda la questione al Tribunale.

Le ragioni che hanno negato il favore al desiderio del capo dei capi sembrano non in grado di convincere sul piano del rispetto della dignità umana.

Tracciamo un sintetico profilo giuridico sul principio della dignità.

La dignità non appartiene a chi se la merita, ma a tutte le persone, come diritto innato, qualunque sia o sia stato il loro comportamento. Essa non è soltanto una “dote” dell’essere umano, ma si identifica con la persona, per il semplice motivo che un individuo privato della sua dignità soffre della negazione della sua stessa umanità.

Si esprime in tale senso Sergio Panunzio. Ribadiscono lo stesso concetto l’art.52 della nostra Costituzione e la sent. n. 13 del 1994 della Corte costituzionale italiana che, a proposito i questo valore, recita: “un bene in sé medesimo, indipendentemente dalla condizione personale e sociale, dai pregi e dai difetti del soggetto”.

È in nome di quest’ ideali che la Cassazione chiede ai giudici di sorveglianza di assicurarsi che lo stato di detenzione carceraria non comporti per Riina una sofferenza e un’afflizione ingiustificata ed evitabile, ai sensi della legge, e di argomentare con maggior attenzione la persistente pericolosità di un soggetto in condizioni di salute precarie e di generale decadimento fisico.

Malattia e decadimento fisico che, ricordiamo, non impediscono alle minacce di Totò di continuare a costringere alla scorta, oggi come quando era in piena forma, PM e servitori dello stato.

Dignità, parola chiave di questa vicenda.

La stessa dignità di cui il boss si è dimenticato rispetto a Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa e incalcolabili altri.

Dignità, che attende all’umanità e dignità che la nostra Costituzione ritiene indisponibile tanto da difenderla anche contro la stessa consapevole e volontaria scelta, di chi la possiede per natura, di calpestarla dimostrandosi spregevolmente inumano.

La giustizia è meravigliosa proprio perché superiore agli istinti animaleschi di chi la vìola violentemente.

Ma proprio per questo, quando la tutela della dignità non è messa in discussione, come assicurato da Roberti per il caso in esame, evitiamo di mancare di rispetto alla giustizia con assunzioni insostenibili.

Letizia Dematteis

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