Novità sul recupero del credito da parte del Fisco

Dopo l’addio ad Equitalia, disposto dal d. l.  193 del 2016 (convertito nella l. 225 del 2016) recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili“, entra in azione il nuovo ente del fisco ossia l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Nonostante l’ufficiale abolizione di Equitalia il suo sostituto sembra già essere ancor più aggressivo nelle procedure di recupero del credito, in quanto, a differenza del predecessore, dal primo luglio avrà maggiori poteri di indagine che si concretizzeranno dell’accesso alle banche dati degli enti creditori.

Il creditore che desidera soddisfare la propria pretesa inadempiuta procedendo al pignoramento presso terzi (ad esempio la banca), deve attivare una procedura che si conclude con un’autorizzazione del Tribunale. Se il creditore è il Fisco, invece, la situazione è diversa in quanto questo può avvalersi della procedura prevista dall’art. 72-bis del Dpr n. 602/73, che con le nuove modifiche diviene ancor più incisiva.

Dal prossimo mese il pignoramento del conto corrente in presenza di debiti fiscali o cartelle esattoriali, diventerà più facile e veloce. L’Agenzia delle Entrate, infatti, avrà a sua disposizione l’accesso alla banca dati dell’Anagrafe Tributaria (potendo così aggredire direttamente il conto corrente), nonché a quella dell’INPS (con possibilità di conoscere i dati relativi al rapporto di lavoro), per poter eventualmente procedere al pignoramento di stipendio, pensione o indennità in modo diretto e senza passare per il giudice.

La disciplina del pignoramento dei crediti verso terzi per il Fisco, prevede la possibilità di ordinare al terzo di pagare il credito direttamente al concessionario, fino a che questi non sia soddisfatto. Ciò crea una forte accelerazione dei tempi di riscossione poiché l’ente, dopo la notifica della raccomandata con cui si richiede il pagamento e bypassando l’autorizzazione del giudice, potrà pignorare direttamente le somme e rigirarle al Fisco.

In sostanza, dopo la notifica della cartella di pagamento, atto esecutivo al pari del precetto, non sarà richiesta la necessaria citazione in giudizio del debitore e la successiva udienza ma l’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà procedere direttamente, trascorsi 60 giorni dalla notifica e in caso di inadempimento, inviando alla banca l’atto di pignoramento. Per impedire ciò, sempre nel termine di 60 giorni il contribuente potrà presentare un’istanza di dilazione e, solo dopo che la sua richiesta sia stata accolta e pagata la prima rata, potrà ottenere lo sblocco del conto. Il contribuente potrà comunque eccepire la mancanza della comunicazione dell’avviso ex art. 50 del D.P.R. 602/73 (la notifica di un avviso contenente l’intimazione  ad adempiere all’obbligo del pagamento risultante dal ruolo che l’Agenzia delle Entrate deve emettere trascorso un anno dalla notificazione della cartella di pagamento senza che sia intervenuta l’espropriazione) oppure il mancato rispetto dei termini di attivazione della procedura (ossia se tra la notificazione della cartella e l’attivazione del pignoramento presso terzi siano trascorsi meno di 60 giorni).

L’art. 514 c.p.c. stabilisce un elenco di cose mobili assolutamente impignorabili che si aggiungono a quelle previste da speciali disposizioni di legge. Si tratta di beni familiari di prima necessità oppure aventi un particolare valore sacro o affettivo. Oltre la prima casa, l’elenco  dei beni non aggredibili comprende le cose sacre e quelle che servono all’esercizio del culto, l’anello nuziale, gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore, le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione, le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio. Vi sono poi quei beni ritenuti indispensabili al debitore e alle persone della sua famiglia con lui conviventi: i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero gli elettrodomestici da cucina. Sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico anche per accertato pregio artistico o di antiquariato. La l. n. 221 del 2015, invece, ha aggiunto all’elenco di impignorabilità anche gli animali di affezione o da compagnia nonché quelli impiegati ai fini terapeutici o di assistenza.

Ancora, l’art. 545 c.p.c. prevede che non possano essere pignorati i crediti alimentari, tranne che per cause di alimenti, le polizze vita e i crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, enti di assistenza o istituti di beneficenza.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

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