Violenza sulle donne: due proposte di legge per innalzare la tutela delle vittime.

casi di violenza sulle donne hanno, nel nostro Paese, raggiunto ormai numeri assai preoccupanti: solo nel 2016 si sono registrati 128 casi di femminicidio, negli ultimi dieci anni sono state uccise in Italia 1.740 donne di cui 1.271 in famiglia e 846 all’interno della coppia; 22 donne hanno subìto la stessa sorte per mano di un ex. Il 2017 è iniziato con un triste primato: in meno di tre mesi se ne sono registrati già 13.

Lo studio dell’Istituto di ricerche economiche e sociali (EURES), che da anni dedica a questo fenomeno un osservatorio, definisce questo trend come una strage. Nel 2000 che è stato individuato come l’anno record, si sono registrati 199 delitti. Sempre secondo EURES nel periodo compreso fra il 2005 e il 2015 gli omicidi avvenuti in ambito di una coppia hanno avuto nel 40,9 % dei casi un movente passionale e nel 21,6 % sono stati originati da liti o dissapori. Le armi più utilizzate per portare a termine il proposito delittuoso sono state quelle da taglio e da fuoco, ma non sono mancati nel 9 % dei casi lo strangolamento e nel 5,6 % dei casi il soffocamento. Il 16,7 per cento dei femminicidi è avvenuto a seguito di « violenze note » in moltissimi casi denunciate anche alle Forze dell’ordine.

Da qui le due proposte di legge per cercare di affrontare concretamente il problema:

  1. Istituire un fondo ad hoc per risarcire le donne vittime di reati violenti.

  2. Introdurre il braccialetto elettronico obbligatorio per gli stalker.

Questi i contenuti dei due disegni di legge presentati nei giorni scorsi alla commissione giustizia di Montecitorio, a prima firma Valentina Vezzali, deputata di Scelta Civica-Ala, alla presenza dei familiari delle vittime di violenza familiare e delle associazioni.

La prima delle due proposte di legge prevede l’istituzione di un fondo ad hoc con dotazione 10 milioni di euro per indennizzare le donne vittime di violenza e in particolare di reati quali: percosse (art. 581 cp.), lesioni personali (art. 582 cp.), atti persecutori (art.612 bis cp.), maltrattamenti in famiglia (art. 572 cp), violenza sessuale (art. 609 bis cp.).

L’indennizzo verrebbe corrisposto in misura proporzionale all’ammontare del danno e comunque entro un tetto massimo di 500mila euro. Viene prevista, inoltre, l’esenzione dal pagamento dell’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche). A beneficiare della misura a carico dello Stato saranno le vittime costituitesi parte civile che non hanno ottenuto un risarcimento in quanto l’autore delle violenze è rimasto ignoto, è insolvente, è deceduto o per intervenuta prescrizione del reato. La misura andrebbe a sanare l’inadempienza dell’Italia, già condannata dalla Corte europea per i diritti umani, perché non ha ancora uno standard di rispetto dei livelli di tutela risarcitoria delle vittime così come vorrebbe l’Europa.

Per quanto invece attiene l’altro disegno di legge, questo prevede che il Questore debba disporre l’obbligo del braccialetto elettronico per coloro che sono ritenuti responsabili di violenze, segnalate e denunciate, e che abbiano ricevuto un provvedimento di ammonimento.

L’uso del dispositivo mobile di allarme e localizzazione, si legge nella relazione tecnica che accompagna il provvedimento, finora è stato possibile ma non obbligatorio. L’obbligatorietà per tutti i soggetti per i quali il questore ha disposto l’ammonimento, ha il fine di garantire la tutela delle persone che hanno subito violenza e impedire ai mariti e fidanzati violenti e agli stalker di avvicinarsi alla loro vittima. In aggiunta a ciò, l’utilizzo del braccialetto elettronico potrebbe essere una valida risposta anche al sovraffollamento carcerario, soprattutto per i detenuti in attesa di giudizio o di sentenza definitiva e per i colpevoli di reati minori.

Restiamo comunque in attesa di vedere come il Parlamento si comporterà durante le altre fasi di approvazione del disegno di legge, superando che lo stesso, come spesso avviene, non si risolva semplicemente in un proclama privo di effetti pratici.

Dott. Mirko Buonasperanza

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