Riforma delle partite Iva: quali novità?

Il 10 maggio 2017 è stato approvato dal Senato il Ddl sul lavoro autonomo, detto anche “Jobs Act delle partite Iva”.

Le prime importanti novità introdotte dalla legge riguardano un pacchetto di tutele per i lavoratori autonomi titolari di partita Iva per il caso di malattia o maternità.

Per quanto riguardala prima situazione, il Jobs Act delle partite Iva prevede una disciplina più favorevole per la categoria dei lavoratori autonomi, soprattutto per quelli che operano in un rapporto continuativo con un committente: per il lavoratore autonomo che svolga attività continuativa per un committente viene previsto che il rapporto di lavoro con lo stesso non si estingua in caso di malattia ma rimanga sospeso fino ad un massimo di 150 giorni. Viene previsto inoltre che il lavoratore costretto a sospendere la collaborazione per oltre 60 giorni, a causa della malattia, possa interrompere il versamento dei contributi e dei premi assicurativi fino ad un massimo di due anni con possibilità di successiva rateizzazione del dovuto.

In ordine alle tutele introdotte per le lavoratrici autonome neo-mamme, viene estesa la durata del congedo parentale da tre a sei mesi da usufruire nei primi tre anni di vita del bambino e con un tetto massimo di congedo pari a sei mesi complessivamente fruibile dai genitori. È poi introdotta la possibilità per la neo-mamma titolare di partita Iva di essere sostituita temporaneamente da colleghi con le medesime competenze e, soprattutto di ricevere l’indennità di maternità pur continuando a lavorare, non scattando dunque l’astensione obbligatoria. Infine, anche in caso di maternità opera la regola della mera sospensione e non dell’estinzione del rapporto di lavoro svolto in via continuativa nei confronti di un committente.

Sul fronte occupazione, il provvedimento introduce dal 1 luglio 2017 una nuova indennità di disoccupazione, la Dis Coll., riservata ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, iscritti in via esclusiva alla relativa gestione separata e privi di partita Iva, nonché ai dottorandi di ricerca con borsa di studio.

In materia di spese e costi viene prevista per i lavoratori autonomia la piena deducibilità, nella soglia di 10 mila euro, delle spese di iscrizione a corsi di formazione o aggiornamento professionale (e delle spese connesse come viaggi e trasferte) nonché delle spese sostenute per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà.

La riforma in ogni caso non riguarda solo i titolari di partite Iva ma introduce maggiori tutele per tutti i lavoratori anche subordinati, attraverso la promozione dello smart work e del lavoro agile. Il primo è nuova modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, anche pubblico, finalizzato ad accrescere i livelli di competitività e garantire un miglior raccordo tra vita privata e lavorativa mentre il lavoro agile prevede che, in forza di un contratto scritto tra lavoratore e dipendente con la possibilità unilaterale di recedere, il lavoratore possa lavorare in parte presso i locali dell’azienda, in parte da casa o da altro luogo da lui scelto, ciò a condizione che vengano sempre garantiti e rispettati gli orari giornalieri e settimanali e che venga sempre garantito il cd. diritto alla disconnessione, ossia il tempo di riposo spettante al lavoratore.

La riforma del lavoro autonomo sembra essere stata accettata con favore, dal momento che la stessa va a colmare una lacuna normativa ormai non più accettabile in un ordinamento moderno. Il Legislatore infatti sembrerebbe aver finalmente preso atto della necessità di occuparsi del lavoro professionale, del rilievo socioeconomico del comparto e della strategicità dell’investimento nei confronti di quella parte del mondo produttivo che si dimostra sempre più spesso come la più idonea a favorire processi di innovazione e di sviluppo.

Sul fronte opposto si è registrata la critica, da parte dell’associazione giuslavoristi, i quali ritengono che tra le lacune che il provvedimento non ha riempito, in primis, vi sia il mancato riconoscimento del diritto a una paga proporzionata a quantità e qualità del lavoro, che avrebbe dovuto essere inserito nel testo di legge.

Al netto di tutto, per concludere, non si può non riconoscere come questa legge sia un passo avanti molto importante per accrescere le tutele e le garanzie dei lavoratori autonomi e, con lo smart work, anche di quelli subordinati.

Dott. Mirko Buonasperanza

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