Cambia la legittima difesa: proposta politica indecente o necessità sociale?

Il 4 maggio scorso passa alla Camera dei Deputati la nuova normativa sulla legittima difesa, fortemente criticata dalle opposizioni, che prevede, in modo analogo a quanto previsto in Francia, l’ampliamento della fattispecie rispetto alle aggressioni notturne in casa e l’esclusione della colpa per chi reagisce di fronte a situazioni che comportano pericolo per la propria vita e libertà.

Ma iniziamo con ordine: cos’è la legittima difesa?

L’art. 52 c.p. sancisce che: “Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.
Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma 
[violazione di domicilio], sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o la altrui incolumità:

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.

I presupposti che costituiscono la legittima difesa sono, da un lato l’insorgenza del pericolo (aggressione ingiusta) e, dall’altro, una reazione difensiva: l’aggressione ingiusta sfocia nel pericolo attuale di un’offesa che, se non neutralizzata in tempo, può ledere un diritto proprio o altrui (personale o patrimoniale) tutelato dalla legge; la reazione legittima è legata quindi alla necessità di difendersi, alla inevitabilità del pericolo e alla sussistenza di una proporzione tra difesa ed offesa.

Per aversi legittima difesa è in sostanza necessario che il rapporto tra offesa temuta e reazione difensiva si ponga nei termini dell’immediata prossimità dell’offesa ovvero della contestualità dell’immediata successione della difesa.

L’offesa ingiusta è individuata dalla giurisprudenza in una minaccia o in un’omissione contraria alle regole del diritto mentre la reazione difensiva legittima si ha quando la difesa si risolve nell’unica scelta possibile, in base alle condizioni in cui si verifica l’offesa e alle reali alternative di salvaguardia a disposizione dell’aggredito.

Il requisito della proporzionalità poi è valutato non più in base al rapporto tra i mezzi disponibili e quelli effettivamente usati, ma alla stregua dei beni in gioco e dei disvalori delle condotte poste in essere.

Quali sono le novità:

Il nuovo art. 52 c.p. (allo stato attuale) prevede che sarà considerata legittima difesa la reazione (anche con le armi) a un’aggressione commessa “in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi ivi indicati con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno“.

In aggiunta a ciò l’articolo precisa che è sempre esclusa la colpa di chi reagisce per legittima difesa “in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica o per la libertà personale o sessuale“, se l’azione è conseguenza del grave turbamento psichico causato dall’aggressore.

Inoltre, nel caso in cui venga dichiarata la non punibilità di chi ha reagito per legittima difesa, le spese processuali e i compensi spettanti all’avvocato saranno a carico dello Stato.

Qualora la reazione non rimanga all’interno dei parametri fissati dal legislatore, si incorrerà nell’ipotesi prevista dall’art. 55 c.p., rubricato “Eccesso colposo”, il quale, prevede che: “Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”.

Si parla di eccesso colposo di legittima difesa a fronte di una reazione di difesa eccessiva: non c’è volontà di commettere un reato ma viene meno il requisito della proporzionalità tra difesa ed offesa configurandosi un’errata valutazione colposa della reazione difensiva.

L’onere della prova incombe sul soggetto che ha difeso il diritto proprio o altrui e che dovrà indicare i fatti e le circostanze dai quali si evince l’esistenza della scriminante.

La valutazione è rimessa al libero convincimento del giudice che terrà conto di un ragionevole complesso di circostanze oggettive: l’esistenza di un pericolo attuale o di un’offesa ingiusta; i mezzi di reazione a disposizione dell’aggredito e il modo in cui ne ha fatto uso; il contemperamento tra l’importanza del bene minacciato dall’aggressore e del bene leso da chi reagisce.

Quando invece, per un errore di fatto, un individuo si creda minacciato mentre effettivamente il pericolo non sussiste si parla di legittima difesa putativa. Un tipico esempio scolastico può essere quello di chi nell’oscurità viene aggredito per scherzo da un amico con un’arma finta. Se l’aggredito proprio per il buio non riesce a riconoscere il suo amico e, credendo di essere in pericolo reagisce ferendolo o uccidendolo, si avrà legittima difesa putativa. Questa richiede i medesimi presupposti di quella reale, con la sola differenza che nella prima la situazione di pericolo non sussiste obiettivamente ma è supposta dall’agente sulla base di un errore scusabile nell’apprezzamento dei fatti, determinato da una situazione obiettiva atta a far sorgere nel soggetto la convinzione di trovarsi in presenza del pericolo attuale di un’offesa ingiusta.

La Cassazione, con la sentenza n. 28224 del 2014, ha statuito che “l’errore scusabile, nell’ambito della legittima difesa putativa, deve trovare un’adeguata giustificazione in qualche fatto che, sebbene malamente rappresentato o compreso, abbia la possibilità di determinare nell’agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo di un’offesa ingiusta“.

La legge italiana è sostanzialmente in linea con quella di altri grandi paesi Europei, come Francia e Germania, dove per tradizione si cerca di bilanciare i diritti di aggressori e aggrediti. La maggior parte della dottrina ritiene per questo che la legge anteriore alla nuova modifica sia sostanzialmente equilibrata e non bisognosa di ulteriori modifiche. È poi necessario aggiungere che tutti gli episodi divenuti famosi degli ultimi anni (dal benzinaio Graziano Stacchio al pensionato Francesco Sicignano) si sono quasi tutti conclusi con l’archiviazione o l’assoluzione di chi si è difeso.

Gli ultimi dati statistici riguardanti furti e rapine in Italia disponibili fanno riferimento al 2015, anno in cui sono stati denunciati 1.463.527 furti e 35.068 rapine. Entrambi i dati sono in calo rispetto agli anni precedenti. I furti infatti nel 2014 erano stati 1.573.213, nel 2013 1.554.777 e nel 2012 1.520.623. Dunque nel 2015 si registra una inversione di tendenza, la prima dal 2009, e un ritorno ai livelli del 2011, quando erano stati denunciati 1.460.205 furti.

Per quanto riguarda le rapine, le 35.068 del 2015 sono il secondo dato più basso degli ultimi 10 anni, dopo le 33.754 del 2010.

Erano infatti state denunciate 39.236 rapine nel 2014, 43.754 nel 2013, 42.631 nel 2012 e 40.549 nel 2011. Anche qui dunque il calo è evidente.

È evidente anche la volontà politica di alcuni partiti di voler amplificare un fenomeno del tutto naturale in una società moderna facendolo diventare un’emergenza (il più delle volte mediatica) al fine di inasprire le pene e la reazione sociale mistificando la realtà fattuale che dimostra come lo strumento repressivo attuale sia già di per sè efficace contro questo tipo di situazioni. Ebbene è doveroso ricordare che esistono paesi dove le leggi tutelano in misura ancora maggiore chi si difende, e gli Stati Uniti sono l’esempio solitamente più estremo citato in questi casi, ma è anche vero che in quegli stati dove è consentita una vera e propria corsa alle armi, il numero delle vittime di reato e di incidenti domestici legati alle armi da sparo sono vertiginosamente alti, a fronte di un indice di criminalità per nulla diminuito.

Dott. Mirko Buonasperanza

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