La metafora dell’arancia

Sempre più diffusa la diffidenza e l’insoddisfazione verso i tribunali. Sempre più disatteso il principio costituzionale di cui all’art.111 che prescrive la ragionevole durata del processo.

Tempi secolari, costi eccessivi, soluzioni spesso lontane dalle auspicate.

Il malcontento cresce.

Proviamo a trovare, ove possibile, una soluzione a questi disagi.

Sicuramente, la miglior alternativa possibile al processo giudiziale è individuabile nell’ADR.

Apprezzatissimi oltre oceano, gli strumenti stragiudiziali di composizione delle liti, hanno incontrato, finora, maggiori difficoltà ad affermarsi nella cultura di civil law.

Sono ADR la negoziazione, l’arbitrato e la mediazione.

Proviamo a conoscerli, a riconoscerne i vantaggi e, quindi, a considerarli quale mezzo di risoluzione delle controversie in materia di diritti disponibili, anche ove il legislatore non abbia già provveduto ad indicarli come condizioni di procedibilità preliminarmente obbligatorie al processo.

Queste tecniche, seppur differenziate nella ratio e in alcuni elementi procedurali, garantiscono enormi vantaggi in quanto a celerità, economia, riservatezza e soddisfazione.

Obiettivo: conciliare le parti perseguendo il maggior appagamento possibile per entrambe, all’unica condizione che esse dimostrino disponibilità al dialogo.

Certo quest’ultimo punto è, però, anche, quello che più lascia perplessi: per quale generosa utopia due soggetti in lite dovrebbero dimostrarsi tanto collaborativi?

Non è necessario scomodare la generosità; è sufficiente un’egoistica dose di furbizia.

Ammettiamo che due parti si contendano l’ ultima arancia rimasta nel cesto della frutta.

Sollevata la causa davanti ad un giudice, questi si troverebbe ad applicare rigidamente il diritto e, fatte le verifiche del caso, ad assegnare il frutto ad una sola di esse; a dividerlo a metà; a negarlo ad entrambe. Tutte le soluzioni, per quanto imparziali ed eque, vedrebbero uno o addirittura entrambi i soggetti scontenti.

Se, invece, prima di ricorrere alla decisione di un terzo, i contendenti si fossero confrontati, avrebbero magari scoperto che uno desiderava la polpa per potersi preparare una spremuta e l’ altro la scorza per cucinare una torta, con il risultato che sarebbe stato possibile trovare una soluzione alternativa, a quelle che avrebbe disposto il giudice, atta a soddisfare al meglio entrambi.

La metafora dell’ arancia, più convincente di tanti perché.

 

Letizia Dematteis

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