IL DIRITTO ALLA SESSUALITÀ NEL MONDO DELLA DISABILITÀ: VIVERE L’EROTISMO E L’AFFETTO È ANCORA UN TABÙ?

Il diritto alla sessualità, all’intimità e all’affetto è reclamato da molti che, costretti a letto o su una sedia a rotelle, non vogliono rinunciare al piacere dell’amore erotico ma resta attualmente ancora uno dei grandi tabù della nostra società.

La figura del disabile assume nella nostra cultura ormai troppo spesso una visione asessuata mentre è vero che in alcuni paesi esiste una figura professionale, l’assistente sessuale, che, dopo un’adeguata formazione, aiuta i disabili a soddisfare il proprio desiderio sessuale.

L’istituzionalizzazione in ospedale o in comunità (ma anche vivere nella propria casa) comporta per i disabili non autosufficienti la totale mancanza di intimità, con la conseguenza che il desiderio sessuale (e con esso si intende non solo un rapporto sessuale ma anche la “semplice” masturbazione), identico a quello di ogni altro essere vivente, non può essere facilmente soddisfatto. Non sono stati così rari i casi, specialmente in passato e in famiglie in difficoltà, in cui sono state le stesse madri a soddisfare personalmente il desiderio dei propri figli che non potevano placare da soli le pulsioni naturali.

Spesso la figura dell’assistente sessuale, definito anche love giver, è associata a quella di una prostituta ed è per questo che in molti paesi come l’Italia, in cui vige la legge Merlin del 1958 con la quale si vieta la prostituzione, non è mai stata fatta una legge ad hoc per legalizzare queste figure professionali.

Nel nostro paese un disegno di legge sull’argomento (n. 1442), dal titolo “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità“, è stato presentato il 9 aprile 2014 alla XII Commissione permanente (“Igiene e sanità”) del Senato.

Il disegno di legge, che contiene un solo articolo, si prefigge di “tutelare il diritto alla sessualità e al benessere psicofisico delle persone disabili a ridotta autosufficienza a livello di mobilità e motilità” (art. 1 co. 1), attraverso la predisposizione da parte del Ministero della Salute di un “elenco di persone accreditate a svolgere nel territorio regionale la funzione di assistenti per la sana sessualità e il benessere psico-fisico, denominati assistenti sessuali” (art. 1 co. 2).

La legge dovrebbe “favorire il pieno sviluppo della persona anche sotto il profilo dell’espressione della sessualità” poiché “i diritti sessuali sono oggi considerati diritti umani, la cui violazione costituisce violazione dei diritti all’uguaglianza, alla non discriminazione, alla dignità e alla salute” (Relazione tecnica del ddl, p. 2).

Infatti già nel 1987 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 561 dello stesso anno, aveva precisato che “essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’articolo 2 Cost. impone di garantire“. È quindi diritto di ogni cittadino avere la possibilità e mezzi adeguati per compiere scelte informate e responsabili sulla propria sessualità.

Molti individui in condizione di disabilità, di qualsiasi genere, hanno difficoltà a intrattenere relazioni affettive a causa della propria malattia o del proprio aspetto fisico lontano dai modelli estetici culturalmente dominanti. A ciò si aggiunge l’impossibilità di soddisfare autonomamente il desiderio sessuale tramite l’autoerotismo ad esempio nei malati psichici. È per questo che deve essere lo Stato a tutelare e sostenere chi non può vivere in autonomia la propria sessualità o emotività.

L’assistente per la sana sessualità e il benessere psico-fisico, previsto dal disegno di legge, ha il compito, continua la relazione tecnica, “dopo un percorso di formazione di tipo psicologico, sessuologico e medico, di essere in grado di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale e a indirizzare al meglio le proprie energie interne spesso scaricate in modo disfunzionale in sentimenti di rabbia e aggressività“.

Ad oggi l’assistente sessuale per disabili è una figura professionale presente e legalizzata in Germania, Olanda e Scandinavia, Gran Bretagna e Svizzera dove l’assistenza sessuale è un fatto acquisito, un aiuto a ragionare meglio sul tabù dell’amore, fisico e sentimentale, che accompagna l’esistenza delle persone diversamente abili.

Sarebbe utile insegnare alle persone che ruotano intorno al diversamente abile, famiglia ed educatori, ad affrontare questi argomenti in maniera serena e a far acquisire una cosiddetta normalità attraverso l’accettazione della diversità del proprio corpo, riconoscerne i limiti, sia fisici, sia psichici che sensoriali, e stimolarne le potenzialità verso una condizione sociale che li renda più autonomi e che rafforzi la propria identità. In Europa (in alcuni casi dagli anni ’80) è già possibile attraverso il servizio di Assistenza Sessuale con il quale Germania e Paesi Bassi, hanno istituito dei “Servizi di Assistenza Sessuale” gestiti da associazioni come la SAR (Associazione per le Relazioni Alternative) nei Paesi Bassi e la SENIS in Germania. Questi progetti nascono dalla necessità di rispondere al semplice bisogno del portatore di disabilità di avere un’intimità propria che migliori la possibilità di relazionarsi con il mondo esterno con una diminuzione della frustrazione e dell’aggressività conseguente alla gratificazione di una parte così importante dei bisogni primari sgravando la famiglia dall’onere e permettendo alle persone con deficit mentale e/o psichico di vivere una esperienza erotica, sensuale o sessuale.

In Italia nel 2014 nasce Lovegiver (www.lovegiver.it), un’associazione che promuove l’istituzione dell’assistenza sessuale anche attraverso l’Osservatorio Nazionale sull’Assistenza Sessuale, un organo interno che, per mezzo di alcuni attivisti, promuove un dialogo costante e funzionale in materia di sessualità e disabilità.

Certo è che nel 2017 non è veramente concepibile un tabù che si basa esclusivamente sul rifiuto culturale di una pratica che può alleviare il già pesante stato in cui versa una persona disabile. Ci si augura quindi che il disegno di legge fermo al Senato sia al più presto discusso e approvato, magari con un dibattito, anche forte, dentro e fuori le mura del Parlamento, per spezzare finalmente il silenzio forzato dalla società e motivato da un non ben identificato senso del pudore, tutt’altro che giustificato.

                                                                                                                             Dott. Mirko Buonasperanza

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