IL CERCHIO DELLA VITA – NUOVO ILLUMINISMO ITALIANO

Questa settimana, alla Camera dei deputati, la votazione del disegno di legge che ha ad oggetto il biotestamento.

326 voti favorevoli; 37 contrari; 4 astenuti: APPROVATO. Ora la discussione al Senato.

Confronti, dibattiti, talk e hashtags. Dove non si sono spinti i plastici di Vespa, sono arrivati i siparietti di campanili che suonano a morto. Un climax ascendente di battaglie, non di riflessioni.

Proviamo ad astrarci dall’ influenza di una società che ragiona, ormai, per parti e partiti.

È difficile. Molto. Se si prova a ragionare sul tema “eutanasia”, “biotestamento”, si è inesorabilmente portati ad un pro/contro inevitabilmente influenzato dalla posizione sostenuta in merito alla propria linea politica o dal proprio orientamento religioso.

Tentiamo di superare questo bipolarismo tramite un’ analisi d’ impronta più filosofica che morale.

Eraclito teorizzò la teoria dei contrari: effettivamente condizione per pensare e definire la vita è il concetto di morte.

L’ evoluzione delle scienze sperimentali fa subentrare al “curare” il “guarire”; la scienza inizia ad entrare nei corpi e il rapporto diventa sempre meno superficiale e più profondo. Dalla pelle si passa agli organi; fino al controllo del gene e alla vita artificiale. La morte non è più inevitabile e desiderarla diventa uno scandalo.

L’ intervento artificiale per tenere in vita un organismo che da solo non sarebbe in grado di sopravvivere origina una nuova fase: il “ fin di vita”. La Corte d’ Appello di Milano, chiamata ad esprimersi in merito al caso Englaro, definisce tale momento come “zona grigia” che, non potendosi riconoscere come “morte”, è considerata “vita”.

Ma è forse chiedendosi se ha senso definire “fin di vita” un “fin di vita infinito” che si arriva a delineare l’ innaturalezza della condizione.

Le scienze hanno ottenuto risultati prestigiosi e preziosissimi per l’ evoluzione. Sicuramente, il mettere l’ individuo nella possibilità di avere un’ alternativa alla morte, è una di queste. Vista da una prospettiva più olistica l’ eutanasia non è un rifiuto alla vita contronatura, ma la possibilità di scegliere se avvalersi della scienza o se affidarsi alla natura stessa.

Forse in quest’ ottica anche i contrasti tra chiesa e mondo profano convergerebbero: decidere di non intervenire a evitare la propria morte, non significa scegliere la morte, ma scegliere di affidarsi alla natura, Dio, per i credenti, senza farsi arbitri di una continuazione che, altrimenti, non si avrebbe

Spunti diversi per riflessioni proprie.

Letizia Dematteis

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