Tutto viene captato

Si sa, i bambini sono la “voce della verità”, quello che dicono fondamentalmente sarà vero e ciò è dovuto proprio alla innocenza della tenera età.

In questa vicenda i bambini sono stati, appunto, al centro di un contenzioso tra una suocera e una nuora.

La prima donna è stata accusata di aver utilizzato espressioni ingiuriose e diffamatorie nei confronti della seconda accusandola di essere stata la causa della morte del figlio della prima, appunto, la moglie della seconda, nonché di essere una donna di facili costumi, non c’è bisogno di spiegare quali siano state le parole coinvolte.

La nuora ha portato in giudizio la suocera proprio perché le espressioni sarebbero state proferite in presenza dei due figli molto piccoli, di due e quattro anni, i quali ne sarebbero usciti visibilmente scossi.

La difesa della suocera si è concentrata su come le frasi da lei dette non sarebbero potute essere state assimilate da due bambini di quella età, tuttavia la corte di Cassazione, con sent. 16108/2017 si è pronunciata in modo completamente differente.

Gli Ermellini hanno affermato che la capacità di testimoniare non ha età e, quindi, era necessario capire nel caso concreto se i minori fossero stati in grado di capire il messaggio offensivo e soprattutto replicarlo a terzi. Dato che questi ultimi ne sono usciti scossi e piangenti la Corte ha affermato la loro capacità a recepire il senso delle parole della nonna. In più è stata addotta anche un’altra motivazione: i bambini, proprio per la tenera età di cui si diceva sopra, sono in grado di replicare il messaggio anche di fronte a persone, magari, non presenti al momento della lite, anche se il senso non è stato capito, proprio perché i bambini hanno la tendenza a ripetere le parole che gli adulti utilizzano; in questo caso, poi, i termini coinvolti facevano parte di un lessico volgare e molto semplice che gli infanti, come  una spugna, avrebbero subito assorbito.

Ecco perché, all’esito del procedimento, la suocera è stata punita ai sensi dell’art. 595 c.p.c. per il reato di diffamazione, e non solo per la figura recentemente depenalizzata di ingiuria.

La soluzione è sempre una: fare molta attenzione a cosa si dice e soprattutto in presenza di chi lo si dice. Anche i soggetti più insospettabili sono in grado di percepire il vostro messaggio, anche, offensivo.

 

 

Alberto Lanzetti

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