UN ANNO DI GARANTE PER I DETENUTI

L’istituzione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale risale alla fine del 2013 ma la nomina del Collegio, guidato dal professor Mauro Palma, e la costituzione dell’Ufficio, che hanno consentito l’effettiva operatività, sono avvenuti solo nei primi mesi del 2016, in ossequio al decreto legge 23 dicembre 2013, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2014, n. 10, la quale ha attribuito a questa Autorità indipendente il compito di vigilare affinché la custodia delle persone sottoposte alla limitazione della libertà personale sia attuata in conformità alle norme nazionali e alle convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dall’Italia.

La relazione presentata in Parlamento martedì 21 marzo 2017, ad un anno dal primo insediamento, rappresenta lo spunto per una riflessione su questo nuovo soggetto giuridico, anche in relazione alla sentenza di condanna che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso nel gennaio 2013 (pochi mesi prima dell’istituzione del Garante) censurando lo stato di sovraffollamento carcerario nel caso Torreggiani.

I recenti provvedimenti approvati dal Parlamento, nonostante abbiano portato a una significativa riduzione della popolazione detenuta, non sono stati abbastanza incisivi. L’attuale popolazione detenuta continua a registrare numeri troppo alti” ha dichiarato Laura Boldrini, Presidente della Camera dei deputati, nel presentare l’attività del Garante nazionale.

La relazione del Garante analizza quindi tre specifiche aree tematiche: libertà e penalità, sicurezza e libertà, migrazione e libertà.

Tra i suggerimenti individuati vi è la possibilità che le persone affette da infermità psichica possano beneficiare della sospensione della pena, misura che deriverebbe dall’inadeguata condizione dell’odierno “modello di ricovero” utilizzato negli ospedali psichiatrici.

Altro tema affrontato riguarda la ristrutturazione architettonica degli edifici e la progettazione di nuovi luoghi dove collocare i detenuti che siano più rispondenti alle norme nazionali ed internazionali contro il sovraffollamento delle celle.

Palma sottolinea poi la dovuta attenzione verso le varie forme di privazione della libertà nel contesto dei flussi migratori e delle procedure di rimpatrio affermando che “le difficoltà concettuali di restringersi a territori e confini in un territorio che continua ad essere caratterizzato dalla dimensione globale, sollecita delle riflessioni”. È necessario quindi, affinché la permanenza non sia lesiva dei diritti, rafforzare i contatti con le autorità locali ed estere per semplificare i rapporti con i Paesi d’origine.

Vi è poi il tema dell’adeguatezza delle camere di sicurezza che ospitano le persone arrestate o fermate, in relazione agli standard internazionali e la verifica all’accesso ai diritti fondamentali relativamente ai diritti procedurali: accesso all’avvocato non solo in funzione di difesa, diritto alla notifica, ad un parente o a persona di riferimento per la chiara ed esaustiva esposizione dei fatti contestati, diritto all’accesso al medico per l’accertamento delle condizioni di salute da riportare debitamente nel fascicolo personale e infine il diritto a essere informato in una lingua effettivamente comprensibile dei propri diritti, certificata con firma.

Infine, per concludere, in merito al sistema sanitario, sia per quanto attiene il trattamento sanitario obbligatorio sia in merito alle strutture di ricovero di anziani e disabili, è stata approfondita la condizione dei “TSO”: il Garante ha proposto al Parlamento una modifica della disciplina che preveda la comunicazione di eventuali provvedimenti anche alla figura del Garante nazionale, condizione che consentirà la verifica a campione di alcuni casi.

Non resta quindi che augurare buon lavoro all’Autorità e avere fiducia che il suo intervento possa contribuire a ridurre i casi di violazione dei diritti umani al momento troppo numerosi.

Dott. Mirko Buonasperanza

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