COME DIVINCOLARSI DALLA STRETTA MORSA FISCALE?!

Spesso ed inconsapevolmente si fanno acquisti senza sapere che potremmo essere “sospettati” da parte dell’agenzia delle entrate ed incorrere in conseguenti sanzioni. Non di rado infatti si effettuano acquisti, magari di valore cospicuo, con soldi ricevuti per spirito di liberalità (donazioni, regali ecc.. ) da parte di parenti stretti o dei genitori.

Caso più comune è l’acquisto della prima casa o di una macchina nuova ad un prezzo che non avremmo potuto permetterci se non con l’aiuto dei nostri genitori e dei nostri nonni che rappresentano ormai il miglior ammortizzatore sociale in un’epoca di disoccupazione e precarietà.

Quando l’acquisto è sospetto

Quando l’acquisto è evidentemente sproporzionato (superiore del 20%) rispetto al reddito dell’acquirente scatta in automatico un accertamento fiscale, in conseguenza del redditometro, strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate al fine di verificare la congruità degli acquisti rispetto al reddito.

Ebbene, in tali casi è doveroso dimostrare attraverso documenti (la testimonianza è inammissibile in ambito tributario) come si è venuti in possesso di tali somme, in modo da far cadere ogni dubbio circa la paventata evasione fiscale. Documenti probatori validi possono essere gli estratti conto, gli assegni, insomma ogni titolo che comprovi la tracciabilità delle somme.

Ovviamente non sarà necessario dimostrare che anche il reddito del “donante” (genitore, parenti ecc.) sia congruo rispetto all’elargizione. In pratica non bisogna provare che chi ha prestato i soldi aveva effettivamente la possibilità di poterlo fare, come recentemente confermato anche dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano con sentenza n. 7423/16 e dalla recente Cassazione (sentenza n. 22944/15).

Ciò non vuol dire che l’aver “scaricato la colpa” sul familiare abbia risolto il problema: l’Agenzia delle entrate ben potrebbe procedere all’accertamento nei confronti del parente benefattore per verificare se questi a sua volta possa giustificare l’entità delle somme donate in base al proprio reddito.

Le prove della provenienza del denaro

Per dimostrare la provenienza legittima delle somme è necessario l’utilizzo di strumenti tracciabili (come il bonifico bancario) indicando nella causale che si tratti di un regalo (regalo di Natale).

Sarebbe inoltre opportuno far sottoscrivere una scrittura privata al donante in modo da mettere in chiaro la causa giustificativa della cospicua donazione. Tale scrittura dovrà avere data certa che si ottiene anche nei seguenti modi:

  • registrazione della scrittura privata presso l’Agenzia delle Entrate;

  • spedendo a se stessi la scrittura come se fosse una lettera (cd. raccomandata senza busta) semplicemente piegata e spillata di modo che l’ufficio postala vi apponga sopra il timbro con la data;

  • inviando la scrittura sottoscritta dalle parti per posta elettronica certificata tra le parti stesse;

  • sottoscrizione dell’atto scritto con forma digitale di entrambe le parti.

Le conseguenze in caso di mancanza di adeguata prova

Se il soggetto che ha eseguito l’acquisto sospetto non riesce a documentare la provenienza dei soldi si andrà incontro ad un avviso di accertamento con applicazione delle relative imposte sul reddito (non dichiarato) e conseguenti sanzioni.

Ricordiamo che il Fisco potrà effettuare accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi (e sulla dichiarazione IVA) entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Tale termine di 5 anni è stato introdotto con gli artt. 43 del D.P.R. n. 600/1973 e 57 del D.P.R. n. 633/1972 e successive modifiche.

Fabrizio Alberto Morabito

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