La immediata esecutività delle sentenze del giudice tributario: novità dalle Sezioni Unite della Cassazione.

Qualora intervenga una sentenza, anche se non passata in giudicato, del giudice tributario che annulla, in tutto o in parte, tale atto, l’ente impositore ha l’obbligo di agire in conformità alla statuizione giudiziale, sia nel caso in cui l’iscrizione non sia stata ancora effettuata, sia, se già effettuata, adottando i conseguenziali provvedimenti di sgravio e, eventualmente, di rimborso dell’eccedenza versata”.

Così le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la massima della sentenza n. 758/2017 del gennaio scorso, statuiscono che i provvedimenti del giudice tributario hanno effetto immediato, anche qualora non fossero ancora passati in giudicato. Ne deriva una netta e incontrovertibile equiparazione, sotto il profilo dell’immediatezza degli effetti, con i provvedimenti della giustizia ordinaria ed amministrativa.

In aggiunta a ciò, la citata sentenza supera le criticità del Dlgs. 156/2015 (Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione della legge 11 marzo 2014, n. 23) in cui, per citarne una, era previsto che il giudice, nel momento in cui si pronuncia a favore dell’esistenza di un diritto del contribuente, gli imponga comunque di prestare un’idonea garanzia qualora nei successivi gradi di giudizio esso debba risultare soccombente. Dopo questo pronunciamento le sentenze favorevoli al contribuente fanno discendere un obbligo nei confronti dell’Amministrazione finanziaria di eseguire il provvedimento, a pena della condanna dell’amministrazione renitente stessa al risarcimento del danno.

Il fulcro della questione in esame riguarda in special modo l’istituto cautelare della garanzia del credito tributario costituito dall’iscrizione nel ruolo straordinario ex artt. 11 e 15 bis del dpr n. 602/1973 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), derivante dal fondato pericolo che si possa non addivenire alla riscossione futura, a fronte di una sentenza, seppur non definitiva, che annulli l’atto presupposto dell’imposizione: in sintesi il quesito era stabilire se la pronuncia favorevole al contribuente incideva o meno sulla efficacia della misura cautelare prima dell’esistenza di un giudicato definitivo.

La risposta della Cassazione è affermativa, in quanto il processo tributario è diretto non alla mera eliminazione dell’atto impugnato ma ad una decisione di merito sostitutiva sia della dichiarazione del contribuente sia dell’avviso di accertamento dell’Amministrazione.

Di conseguenza, venuto meno, per annullamento totale o parziale, l’atto impositivo, quest’ultimo perde efficacia anche come presupposto per l’emissione di una misura cautelare. Diversamente, qualora si statuisse che la misura cautelare resiste all’annullamento dell’avviso di accertamento (presupposto della prima), si esprimerebbe un giudizio, dice la Cassazione, “privo di fondamento normativo e non rispondente ad un equo bilanciamento degli interessi contrapposti”.

Per concludere, quindi, la legittimità della misura cautelare a garanzia del credito erariale dipende in ogni caso dall’atto impositivo presupposto che ne è titolo fondante, con la conseguenza che, venuto meno il presupposto, viene meno anche la misura cautelare, pur se la sentenza non è ancora passata in giudicato.

Dott. Mirko Buonasperanza

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