Il Credo controllato

Il disegno di legge “Disposizioni volte a contrastare i precetti religiosi e ideologici incompatibili con i principi costituzionali, l’ordinamento giuridico, la pubblica sicurezza e il benessere sociale della collettività” è arrivato in Senato ed è in attesa di essere presentato all’apposita commissione per l’esame.

Il progetto, figlio dell’iniziativa della Regione Veneto, è dibattuto da qualche anno, anche grazie ai molteplici interventi del gruppo parlamentare della Lega in Parlamento e del vice Presidente del Senato Calderoli, il quale ha sempre fatto proprio l’argomento.

Il progetto è complesso: prevede disposizioni su più profili, dai luoghi di culto, alle modalità di svolgimento dei sermoni, fino al divieto del velo in luoghi pubblici.

Le parole iniziali del progetto sono fortemente evocative in quanto fanno direttamente riferimento al problema dell’integrazione e al fatto che questa non vi sarà mai se, prima, non ci sia l’accettazione della separazione della sfera laica da quella religiosa, ma anche di altri principi, come quello del rispetto della donna, dell’istituto della famiglia e del matrimonio, dei minori e dei non credenti.

Il progetto interviene anche sui requisiti degli statuti delle singole confessioni religiose attraverso la fissazione di determinate regole che queste devono rispettare. Si impone l’uso della lingua italiana per eventi pubblici religiosi ed anche il registro per l’iscrizione dei ministri del culto.

Tutti i locali utilizzati dalle confessioni, se si scoprisse che venissero utilizzati per incitare alla violenza, alla commissioni di reati, alla xenofobia o al razzismo, sarebbero interdetti all’utilizzo per un periodo non inferiori a tre mesi e in caso di recidiva verrebbe revocata la concessione all’uso degli stessi in via definitiva.

Novità sarebbero introdotte anche sul piano sostanziale. Nuovo sarebbe, infatti, l’art. 414 c.p., rubricato “Reato di apologia della sharia”. Verrebbe punito con la reclusione da 3 a 5 anni “chiunque agisce in contrasto con il principio della tolleranza sostenendo la supremazia del complesso di norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina coranica…”.

Infine, come già affermato in apertura, viene anche vietato l’utilizzo del velo in luoghi pubblici, quando tale capo d’abbigliamento possa mascherare completamente l’identità della persona. La pena si aggrava e non solo con un’ammenda, bensì con la reclusione pari ad 1 anno e 30.000 euro di ammenda, per tutti coloro che obbligano all’utilizzo del velo in tutte le occasioni in cui questo sia vietato.

Viene sancito, altresì, che nei primi dieci anni dall’acquisto della cittadinanza, in caso di condanna passata in giudicato dello straniero (o del cittadino europeo) per il reato di apologia della sharia, la cittadinanza è revocata e il condannato viene espulso con effetto immediato.

In questo modo si pongono stretti limiti alla libertà della religione islamica, soprattutto, e si ritiene di poter controllare meglio un’attività religiosa non ancora del tutto chiara per l’Occidente, con i suoi messaggi di pace e misericordia da un lato e l’incitamento alla violenza dall’altro.

La strada per la legge è ancora lunga, ma questi sono i primi provvedimenti veri e propri, dall’ingesso della Costituzione, in tema di controllo e sorveglianza religiosa da parte dello Stato italiano.

 

Alberto Lanzetti

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