“Voglio solo lavorare tranquillo”

Gli incidenti sul posto di lavoro sono molto ricorrenti e le conseguenze possono essere molteplici: dall’infortunio meno grave, fino a quelli più gravi che causano anche handicap permanenti, se non addirittura la morte.

Il numero di tali incidenti non accenna a diminuire: secondo l’Osservatorio Indipendente di Bologna sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali le morti sul lavoro nel 2016 ammontano a 641. Il settore agricolo è quello dove si paga il prezzo maggiore, infatti, è qui che vi si trova il 31% di tutte le morti sui posti di lavoro. Subito dopo si trovano il settore edilizio con il 19,6%, l’autotrasporto con il 9,3% e l’industria con l’8,2%. Infine ci sono tutti gli infortuni di coloro che hanno una partita IVA, i quali non sono stati tenuti in conto nella statistica, ma che ci sono e ancora tutti gli infortuni dei lavoratori c.d. “in nero”, i quali, per ovvie ragioni, non sono stati calcolati.

Il Governo si è deciso di prendere provvedimenti ed introdurre i nuovi artt.589-quater e 590-quinquies, rispettivamente rubricati “omicidio sul lavoro” e “lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime”.

I progetti sono stati presentati sulla falsariga di quello che, poi, si è concretizzato con la l.41/2016 per l’omicidio stradale. Si è ritenuto che introdurre questi reati fosse necessario, in quanto l’intervento apportato in materia con la l. 125/2008, “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”, non è stato ritenuto sufficiente.

Giovanni Barozzino, parlamentare che ha presentato il progetto, ha ritenuto che si dovessero prendere provvedimenti per infliggere una “punizione più severa nei confronti di chi sul lavoro cagiona la morte di vittime innocenti, per distrazione, disinteresse, o peggio per un’assoluta non curanza delle normative sul lavoro dimostrando di dare la precedenza ad altri interessi e valori rispetto alla tutela massima della vita umana in ogni manifestazione sociale”.

Il reato di cui al 589-quater punisce con la reclusione da 2 a 7 anni l’omicidio commesso in violazione delle norme sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali. Inoltre il datore di lavoro deve preoccuparsi della nomina di un responsabile della sicurezza e della prevenzione, pena un inasprimento della pena.

Il 590-quinquies, invece, prevede la reclusione da 3 mesi a 1 anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime. La pena viene aggravata se il datore di lavoro abbia causato lesioni personali al lavoratore se non ha adempiuto alla valutazione di tutti i rischi o non ha designato un responsabile del servizio di prevenzione e protezioni.

Con l’introduzione di nuove fattispecie criminali si spera di acuire la punizione di quei datori di lavoro che omettono di prendere le dovute precauzioni sul posto di lavoro e cercare di, almeno, far scendere quei dati che sono sempre più spaventosi.

 

Alberto Lanzetti

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