ANCORA SENZA LE REGOLE DEL GIOCO

Legge elettorale pronta all’uso? No, non è il nostro caso. Anche L’Italicum è stato parzialmente bocciato, proprio come il suo predecessore. La malattia da mezza incostituzionalità del regolamento del gioco continua e si dirige verso due argomenti che erano considerati i punti forti della legge approvata dal Parlamento, su iniziativa politica del governo Renzi: ballottaggio e sistema dei capilista.

Infatti la corte, richiamando in numerosi punti la sentenza del 2014 sulla parziale incostituzionalità del Porcellum, ha dato diverse motivazioni e giustificazioni alla sua pronuncia.

Una delle modifiche principali riguarda la natura stessa della legge elettorale: attraverso la sua sentenza, la corte ha trasformato l’Italicum in una legge proporzionale corretta da un ampio premio di maggioranza. Come? Dichiarando legittimo il premio di maggioranza che garantiva il 55% dei seggi alla lista che raggiungeva il 40%. È stato però bocciato il ballottaggio.

In questo modo, se una lista otterrà il 40% dei voti allora potrà accedere al premio di governabilità, altrimenti i seggi sanno assegnati in modo proporzionale.

Altro grande capitolo sulle modifiche riguarda il sistema delle pluricandidature: questo permetteva ai capilista di presentarsi in più di un collegio e poi scegliere dove essere eletti. La decisione della corte, in questo caso, si articola su due piani: è infatti considerata legittima la pluripresentazione come capolista nei diversi collegi, ma ha respinto la possibilità di scelta affidata al capolista stesso circa il collegio di elezione, indicando il sorteggio come soluzione. Il motivo di tale scelta è la possibilità di innesco di un meccanismo che avrebbe permesso la nomina di altri deputati.

Per di più, ufficialmente, in Italia son presenti due leggi elettorali distinte, una per il Senato e una per la Camera. Se si votasse con questo sistema si potrebbe arrivare ad una larga maggioranza nella Camera, nel caso una lista arrivi al 40% dei voti, oppure una Camera frammentata, secondo la proporzionalità dei voti. Il Senato resterebbe comunque frammentato nella sua pluralità di liste.

Al fine di armonizzare le due leggi, il presidente della Repubblica Mattarella, quello del Consiglio Gentiloni e del Senato Grasso hanno chiesto al Parlamento di analizzare le 18 proposte di leggi elettorali e di modifica. Il motivo di tale richiesta è da ricercarsi nelle parole della corte che punta alla formazione di maggioranze parlamentari omogenee, nonostante la diversità dei meccanismi di elezione della Camera e del Senato.: l’unificazione delle leggi elettorali potrebbe rappresentare la soluzione a tale problema.

Per quanto riguarda il ballottaggio, considerato incostituzionale dalla corte, entrano in gioco i principi di uguaglianza e la libertà di voto. “L’obiettivo della stabilità del governo, di sicuro interesse costituzionale, non può giustificare uno sproporzionato sacrificio della rappresentatività, trasformando una lista che vanta un consenso limitato in maggioranza assoluta.”

L’ultimo elemento incostituzionale riguardante la scelta dei capilista è così giustificato dalla corte: “l’opzione arbitraria affida irragionevolmente alla sua decisione il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore, determinando una distorsione del suo esito”. In extremis, per non lasciare un vuoto legislativo, propone il criterio del sorteggio come soluzione. Tuttavia esorta il parlamento ad intervenire.

E i capilista bloccati? Legittimi. Al contrario, questi erano stati bocciati dalla stessa corte per il Porcellum.

Ora è tutto nelle mani del Parlamento che ha aperto le consultazioni. È solo l’inizio.

Chiara Listo

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