Guida breve alle unioni civili.

Dopo l’approvazione della legge 20 maggio 2016, n. 76 (nota anche come legge Cirinnà), recante “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, l’iter destinato a disciplinarne la costituzione e l’operatività, con integrazione delle norme civili e penali, vede ora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale (27 gennaio 2017 n. 22). I decreti attuativi entreranno in vigore l’11 febbraio prossimo, adeguando le disposizioni dell’ordinamento dello stato civile e modificando il codice penale e le norme di diritto internazionale privato.

Ma cosa sono le unioni civili? E come funzionano?

Le unioni civili sono quelle unioni fondate su vincoli affettivi ed economici alle quali l’ordinamento riconosce uno status giuridico analogo a quello attribuito al matrimonio.

Le unioni civili possono essere costituite solo tra persone maggiorenni e dello stesso sesso effettuando una dichiarazione all’ufficiale di stato civile (da rendere alla presenza di due testimoni) contenente, oltre ai dati anagrafici della coppia, la loro residenza e il regime patrimoniale prescelto, l’identità, la residenza e i dati anagrafici dei testimoni. L’atto è quindi registrato nell’archivio dello stato civile.

Tuttavia, non sempre è possibile costituire un’unione civile. Essa, infatti, trova delle cause impeditive (generanti nullità del vincolo) nell’incapacità di una delle due parti e nella sussistenza di un rapporto di affinità o di parentela tra le stesse. Non è poi possibile costituire tale vincolo se una delle parti è stata condannata in via definitiva per omicidio, anche solo tentato, nei confronti del coniuge o di soggetto già unito civilmente con l’altra o se una delle parti risulta già sposata o abbia contratto un’unione civile con un altro soggetto.

Per quanto concerne i diritti e i doveri, ciascun componente della coppia assume nei confronti dell’altro l’obbligo alla coabitazione e all’assistenza morale e materiale. Ognuno di essi è inoltre tenuto a contribuire ai bisogni comuni in relazione alle proprie sostanze e alla rispettiva capacità di lavoro, sia professionale che domestico. È importante però notare che la legge Cirinnà non fa alcun riferimento né all’obbligo di fedeltà né a quello di collaborazione, che invece scaturiscono dal matrimonio.

Come previsto per il matrimonio, anche in tema di regime patrimoniale al momento della costituzione di un’unione civile la coppia è chiamata a scegliere tra quello della comunione (regime ordinario) e quello della separazione dei beni.

Oltre a tutto ciò, l’unione civile si differenzia dal matrimonio per altri aspetti. Per prima cosa il cognome di famiglia viene scelto dalla coppia tra i loro, dichiarandolo all’ufficiale di stato civile e fatta salva la possibilità di ognuno di anteporre o posporre il cognome dell’altro al proprio (nel matrimonio civile la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito).

Inoltre lo scioglimento dell’unione ha effetto immediato (non essendo prevista l’equivalente della separazione).

Altra fondamentale differenza rispetto al matrimonio tra coppie eterosessuali deriva dal fatto che, ad oggi, non è riconosciuta la possibilità che il figlio minore di un componente della coppia (nato da fecondazione eterologa o da gestazione per altri) instauri un rapporto di genitorialità sociale con l’altro a seguito di adozione (cd. stepchild adoption).

Particolare attenzione merita la disciplina delle successioni, estesa dalla legge anche alle unioni civili con la conseguenza che al partner omosessuale del de cuius spetterà l’intera eredità in mancanza di figli, fratelli, sorelle e ascendenti del defunto; i due terzi dell’eredità in presenza di ascendenti, fratelli o sorelle del defunto; metà dell’eredità in caso di concorso con un solo figlio o un suo terzo in caso di concorso con più figli del defunto.

Lo stesso dicasi per la successione ereditaria: alla parte di un’unione civile ha sempre il diritto di abitazione sulla casa familiare. Inoltre, al partner omosessuale unito dal de cuius dal vincolo in analisi è riservato un terzo del patrimonio se concorre con un figlio del defunto, un quarto del patrimonio se concorre con più di un figlio del defunto, la metà del patrimonio se concorre con gli ascendenti del defunto.

Per ciò che attiene invece al diritto del lavoro la legge Cirinnà riconosce, in caso di morte del lavoratore, il diritto del partner al pagamento di tutte le indennità previste dalla legge. Anche se l’unione civile si scioglie, il partner ha diritto al 40% del T.F.R. dell’ex, maturato negli anni in cui il vincolo era in essere, purché non vi sia stato, successivamente, un matrimonio o una nuova unione civile.

Istituti di diritto tributario

Decreti attuativi

La legge Cirinnà ha, come detto, rinviato a dei decreti legislativi attuativi la disciplina di adeguamento dell’ordinamento dello stato civile, delle norme di diritto internazionale privato e dei precetti penali alle unioni civili.

Il primo decreto, n. 5/2017, procede all’adeguamento delle disposizioni dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, nonché modificazioni e integrazioni normative per la regolamentazione delle unioni civili. Agisce quindi sulle norme che disciplinano il matrimonio o prevedono effetti sulle coppie sposate, al fine di realizzare la necessaria equiparazione nelle materie di interesse quanto agli uniti civilmente.

Per quanto riguarda il secondo decreto, n. 6/2017, questo si occupa delle modificazioni e integrazioni normative in materia penale per il coordinamento con la disciplina delle unioni civili. Si tratta delle modifiche delle disposizioni dell’ordinamento giuridico, così da poter equiparare lo status dell’unito civilmente a quello del coniuge quanto ad alcuni reati o alla procedura penale.

Infine, l’ultimo decreto, n. 7/2017, si occupa delle modifiche e del riordino delle norme di diritto internazionale privato per la regolamentazione delle unioni civili, prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo.

Mirko Buonasperanza

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