La buona scuola, quella vera

Senza grandi giri di parole: scriviamo male! Questo è il monito lanciato da oltre seicento docenti universitari esperti dei campi più disparati: storici, sociologi, filosofi ed economisti tutti insieme hanno sottoscritto l’iniziativa promossa dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. In sostanza è stata scritta una lettera al governo in cui si espone il problema per cui i ragazzi universitari conoscono sempre meno la lingua italiana e quello che sanno lo conoscono male. Il risultato di tutto ciò è che davanti ad un esame scritto all’università si fanno sempre più errori che una maestra di terza elementare sarebbe solita correggere, non certo un accademico.

Alcune facoltà hanno persino attivato dei corsi di lingua italiana per recuperare le gravi mancanze che sono state attestate. Secondo i docenti servirebbe una scuola “maggiormente concentrata nel controllo degli apprendimenti e più efficace nella didattica” e tra le possibili cause di tali deficit vi è anche la scarsa attenzione che è sempre stata data al dettato ortografico.

La lettera non è solo una mera protesta contro l’ignoranza dei giovani e, di riflesso, al governo che non investe sulla buona scuola (nessun riferimento a manovre politiche è voluto, ci tengo a sottolinearlo), bensì descrive anche alcune linee guida per le strade da seguire.

Bisognerebbe prima di tutto assicurare che si possa arrivare alla fine del primo ciclo di studi con un sufficiente possesso degli strumenti linguistici, in pratica vengono dettate le linee guida proprio sugli esercizi fondamentali che si dovrebbero saper svolgere correttamente al termine degli otto anni del primo ciclo di studi: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano. Inoltre sarebbe fondamentale un grande apporto degli insegnanti. Questi ultimi devono controllare a fondo il livello delle conoscenze al termine della scuola primaria e all’esame di terza media.

Tra i firmatari della missiva sono da ricordare Massimo Cacciari, Carlo Fusaro, nonché tutti gli accademici della Crusca.

Forse tutto ciò la potremmo interpretare come una piccola rivincita della nostra lingua contro l’assoluto dominio delle scienze che ha imperversato nelle scuole negli ultimi anni.

Anche un ottimo scienziato se parlasse male farebbe, certamente, una brutta figura… pensaci governo.

 

Alberto Lanzetti

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