Niente vaccino, niente scuola

Art. 32 costituzione, comma 2: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”

Ed è proprio qui che arriva la legge che obbliga parte della popolazione ad un trattamento sanitario. Di cosa si sta parlando? È il caso dei vaccini. Secondo l’accordo aggiunto tra il ministro della salute Beatrice Lorenzin e gli assessori regionali e delle province autonome, alcune vaccinazioni diventerebbero obbligatorie, pena, per i più piccoli, l’impossibilità di andare a scuola. Si tratta di un caso di prevaricazione della tutela sanitaria al diritto all’istruzione che, nonostante le polemiche suscitate, è previsto dal testo costituzionale.

Cosa prevede più nello specifico quest’intesa? L’avvio del piano nazionale vaccini 2017-2019, in seguito ai numerosi casi (è da sottolineare, spesso sensazionalizzati dai media) di infezione da meningococco, padre virale della temuta meningite.

La prima normativa in materia è stata promossa da Toscana ed Emilia Romagna, che hanno reso obbligatorie le vaccinazioni per i bambini iscritti al nido o alla scuola materna; dopo di che si è passati al piano nazionale.

Progetto accolto all’unanimità da tutte le regioni, lo scopo è arrivare in tempi brevi ad una legge nazionale sull’obbligatorietà dei vaccini previsti dal nuovo piano e compresi nei nuovi livelli essenziali di assistenza. Con questa legge si eviterebbe anche un federalismo personalizzato a seconda delle regioni.

Il nuovo piano per il triennio 17-19 si articola in 12 punti, tra cui: il raggiungimento dello stato morbillo-free e rosolia-free, la garanzia dell’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d’età e tra le popolazioni più a rischio, l’aumento delle adesioni consapevoli alle vaccinazioni nella popolazione, la lotta contro le disuguaglianze attraverso la promozione delle cure tra i gruppi particolarmente più vulnerabili.

In forza dell’importanza di questa legge, una sezione di questa è rise4rvata anche ai medici: coloro che non promuoveranno i programmi vaccinali saranno sottoponibili a interventi sanzionatori se si sia verificato un comportamento di inadempienza. Sanzioni sono anche previste per coloro che non informeranno o promuoveranno la vaccinazione secondo le più avanzate evidenze scientifiche.

Spostandosi sul piano economico, iniziano a sorgere le prime polemiche: il programma prevedrà la dotazione di 413 milioni di euro nel triennio e aprirà allo stesso tempo le porte a nuove vaccinazioni. Tra queste si possono annoverare: l’anti-meningococco B e rotavirus (primo anno di vita), anti-varicella, anti-Hpv anche per i maschi undicenni, antipolio e anti-meningococco tetravalente per gli adolescenti, anti-pneumococco e vaccino per l’Herpes Zoster negli anziani, con lo scopo di aumentare progressivamente negli anni la copertura contro queste patologie.

Le polemiche continuano poi su un piano etico: è infatti noto come una parte della popolazione sia contraria alle vaccinazioni obbligatorie. Uno dei motivi citati è il possibile (ma non scientificamente dimostrato) collegamento che esiste tra vaccino e malattie immunitarie. Sposa questa tesi il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin (M5S): il primo cittadino ha espresso la sua contrarietà alla decisione della giunta toscana di non lasciare scelta ai genitori circa le vaccinazioni a cui sottoporre i loro figli, pena la mancata iscrizione a scuola. Contrario a tale legge è anche il Codacons: secondo l’associazione dei consumatori, la legge sarebbe in netto contrasto con la giurisprudenza consolidata, e darebbe vita ad una valanga di ricorsi da parte delle famiglie, destinati ad essere tutti accolti. Per di più i tribunali italiani “si sono già espressi contro l’obbligo della vaccinazione per l’ingresso nelle strutture scolastiche”. Subordinazione del diritto all’istruzione rispetto alla tutela della salute di interesse nazionale?

Seguiremo i risvolti.

Chiara Listo

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