La legge che ti aspetti

Il 25 gennaio la Corte Costituzionale si è riunita in una lunga camera di consiglio per decidere in merito alla legge elettorale, tema molto caldo dato le molteplici vicende politiche che si sono susseguite negli ultimi mesi e il ricambio/reimpasto di governo.

Anche l’Italicum, col suo nome maccheronico latineggiante tipico delle leggi elettorali, è incostituzionale. L’incostituzionalità non è totale, bensì solo parziale: il ballottaggio tra le due liste che prendono più voti viene a scomparire, continua a rimanere il premio di maggioranza originariamente previsto per la lista che raggiunge il 40% al primo turno ed, infine, non vengono promosse le pluricandidature, ma non del tutto. I capilista eletti in più collegi avevano la possibilità di scegliere, e lo dovevano comunicare alla Presidenza della Camera dei Deputati entro otto giorni dalla data dell’ultima proclamazione, la circoscrizione più gradita. Dopo l’intervento a gamba tesa della Corte questa regola non rimane più, perché giudicata incostituzionale e permane solamente la regola residuale che era già stata prevista nel caso in cui la comunicazione non fosse stata effettuata, ovvero il ricorso al sorteggio per decidere in quale circoscrizione il capolista possa essere eletto. In questo modo viene meno la possibilità per le liste di scegliere a chi concedere un posto a Montecitorio tra coloro che per primi non erano stati eletti nelle varie circoscrizioni.

I ricorsi presentati dai Tribunali di Messina, Torino, Genova, Perugia e Trieste, e portate avanti dallo stesso pool di avvocati che avevano già condotto la crociata contro la vecchia legge elettorale (il porcellum), sono stati accolti e per Roberto Lamacchia, membro di quest’ultimo gruppo di avvocati contrari al provvedimento, la sentenza ottenuta è già un buon risultato, per quanto lui ritenga che la legge elettorale sarebbe completamente da cambiare visti i metodi assolutamente non democratici con cui è stata redatta.

Il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi avrebbe chiuso i lavori della camera di consiglio addirittura la sera prima, ma sono sorti dei problemi nella stesura del dispositivo, in quanto si volevano evitare eventuali lacune normative.

E il problema non è stato da poco, dato che il comunicato della Consulta afferma che con la sentenza si sono epurate le ultime incostituzionalità della legge ed adesso, questa, è suscettibile di immediata applicazione.

Il problema non è del tutto risolto dato che continua a permanere la disomogeneità delle leggi elettorali per Camera dei Deputati e Senato, ma tuttavia ora la palla torna alla politica, la quale deve decidere se mantenere questo governo fino alla scadenza della legislatura e rischiare che il consenso popolare verso i suoi membri cali con il tempo, oppure andare ad elezione e rischiare di fare la fine della Spagna, nel limbo dell’ingovernabilità.

Tuttavia queste sono disquisizioni politiche e a noi giuristi interessano più di riflesso che altro.

 

Alberto Lanzetti

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