Per un pugno di voucher

L’11 gennaio scorso la Corte Costituzionale ha emesso la sua valutazione sui tre referendum abrogativi vertenti su appalti e lavoro: inammissibilità per quello sull’”abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi”, ossia l’ex art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 come modificato dal cd. Jobs Act, e ammissibilità per gli altri due quesiti, quello sull’”abrogazione delle disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” e quello sull’abrogazione del “lavoro accessorio”, comunemente definito con il termine “voucher”. Per quello che attiene a questo articolo ci soffermeremo solo su quest’ ultimo. Ma che cosa sono i voucher? E come sono disciplinati dalla legge?

Innanzitutto i buoni lavoro o voucher, sono metodi di pagamento per prestazioni di lavoro accessorie, occasionali e discontinue, erogati dall’INPS nell’ambito di quelle situazioni che, appunto, esulano dai classici contratti di lavoro e mirano a far emergere e regolarizzare situazioni in cui potrebbe essere presente lavoro nero.

I voucher sono disponibili sia in formato cartaceo che telematico: i primi sono consegnati dal datore di lavoro al lavoratore che li incasserà presso un qualsiasi ufficio delle Poste (entro 24 mesi) mentre i secondi vengono erogati direttamente dall’INPS su una apposita card intestata al lavoratore o attraverso un bonifico incassabile in un ufficio postale.

Il datore di lavoro, nell’acquistare i buoni, comunica all’ente previdenziale l’inizio della prestazione lavorativa occasionale/discontinua tenendo conto che la definizione di lavoro accessorio data dall’art. 48 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 (Jobs Act) è quella di “attività lavorativa che non dà luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 7 mila euro nel corso dell’anno civile, cioè dal 1° gennaio al 31 dicembre”, a cui si aggiunge il limite di 2000 euro annui percepibili dal singolo committente.

I voucher sono disponibili in tagli da 10, 20 e 50 euro ai quali verrà detratto dall’incasso netto il 13% per i contributi INPS, il 7% per l’assicurazione obbligatoria INAIL e il 5% per le spese di gestione. La restante parte, materialmente incassata dal lavoratore, è esente da imposta e non deve essere inserita nella dichiarazione annuale dei redditi. È inoltre compatibile con l’erogazione di un trattamento pensionistico e con lo stato di disoccupazione/inoccupazione.

I prestatori che possono accedere al lavoro accessorio sono: pensionati, titolari di trattamento pensionistico, studenti nei periodi di vacanza (sono considerati studenti “i giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’Università o istituto scolastico di ogni ordine e grado”), percettori di prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito, titolari di indennità di disoccupazione, lavoratori in part-time, titolari di contratti di lavoro a tempo parziale (con esclusione della possibilità di utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del medesimo contratto), inoccupati, lavoratori autonomi e dipendenti pubblici.

I prestatori extracomunitari possono svolgere attività di lavoro accessorio se in possesso di un permesso di soggiorno che consenta lo svolgimento di attività lavorativa, compreso quello per studio, o – nei periodi di disoccupazione – se in possesso di un permesso di soggiorno per attesa occupazione.

Infine, possono usufruire di prestazioni accessorie, e quindi pagare il lavoratore tramite voucher, famiglie, enti senza scopo di lucro, soggetti non imprenditori, imprese familiari, imprenditori agricoli e committenti pubblici.

Se è vero che i voucher nascono per far emergere situazioni di lavoro sommerso e irregolare, è anche vero che, dalla loro introduzione nell’ordinamento, essi sono stati una delle cause dell’aumento esponenziale della precarizzazione, essendo molto spesso utilizzati al posto dei contratti tradizionali per non concedere al lavoratore un rapporto continuativo e stabile (con gli oneri che da questo deriverebbero per il datore di lavoro). Speriamo quindi che il referendum dia la spinta al Governo per sanare una situazione insostenibile che potrebbe portare dalla cd. generazione 1000 euro ad una nuova generazione voucher.

Mirko Buonasperanza

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...