IL COSTO DEI DIRITTI

Si sa, da quando se ne ha memoria ogni diritto è stato frutto di immensi sacrifici di generazioni e ha portato sicuramente costi elevati, in termini di tempistiche, di energie spese e, perché no, anche di liquidità. Nonostante ciò, capita ancora che il diritto all’istruzione, forse uno dei più importanti, se non il primo per eccellenza, per quanto riguarda la formazione culturale e intellettiva di una persona, sia messo in discussione per questioni di bilancio regionale. Indigna ancora di più il fatto che ad essere reso aleatorio è il diritto di un disabile.

È capitato in Abruzzo: la legge regionale n. 78 del 1978 recita “nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio e iscritta nel pertinente capitolo di spesa”. A partire da tale inciso si riapre la questione del diritto di istruzione dei soggetti disabili alla luce dei limiti di spesa, in generale quindi il tema dell’equo contemperamento tra diritti fondamentali e vincolo di bilancio, sicuramente situazione non indifferente ai più, data l’attualità del caso.

Un giudice del Tar abruzzese aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’inciso citato, in quanto da ritenersi in contrapposizione ai principi previsti sia nella Carte dei diritti fondamentali, sia nei principi stessi della nostra Costituzione. Infatti, l’art.6 della legge regionale 78/1978 sul diritto allo studio aveva condizionato l’erogazione del contributo a tale diritto alla disponibilità finanziaria ogni volta determinata dalla legge di bilancio. Proprio come se l’istruzione fosse un’ulteriore spesa da poter sostenere solo nel caso in cui avanzassero risorse, un “se avanza qualcosa possiamo investirlo anche qui”.

Proprio per questi motivi, a parere del giudice remittente, la normativa oggetto della discussione contrastava in primis il principio alla base dell’art. 24 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità secondo cui va minuziosamente garantito il diritto di istruzione, da intendersi in senso ampio (si noti, a tal proposito, i 5 commi in cui è diviso tale articolo e le lettere che seguono ogni comma).

Dal punto di vista del diritto interno, il giudice ha messo in risalto il conflitto della norma oggetto della questione con l’art. 38, commi 3 e 4 Costituzione (Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato). Da queste disposizioni si ravvisa un dovere per le istituzioni di rendere possibile l’eguaglianza sostanziale, di cui all’art. 3, comma 2 Costituzione, attraverso misure concrete e specifiche che permettano ai disabili questo diritto.

In seguito a tutte queste considerazioni, la Corte Costituzionale si è espressa nella sentenza 275 del 2016, dichiarando l’illegittimità della norma poiché limita un diritto che è garantito da fonti internazionali e interne di rango superiore alla legge regionale. In aggiunta, la Corte ravvisa anche un contrasto interno alla stessa legge 78/1978: dapprima questa prevede un livello minimo delle prestazioni dovute e dalle quali non si può prescindere, successivamente limita gli stessi ad interventi e politiche e alla gestione del bilancio dell’ente.

Le parole del giudice della Corte: “Nella specie il legislatore regionale si è assunto l’onere di concorrere, al fine di garantire l’attuazione del diritto, alla relativa spesa, ma una previsione che lasci incerta nell’an e nel quantum la misura della contribuzione, la rende aleatoria, traducendosi negativamente sulla possibilità di programmare il servizio e di garantirne l’effettività, in base alle esigenze presenti sul territorio”.

In sostanza, è legittimo parametrare l’attuazione dei diritti all’effettiva disponibilità economica, ma ciò non deve essere una scusa per manovrare le risorse in modo diverso e quindi non garantire al disabile la tutela che gli spetta. Il legislatore regionale infatti, gode sì di una discrezionalità nell’individuazione delle misure per la tutela dei diritti del disabile, ma è tuttavia sottoposto a limiti intrinseci alla legge che lo obbligano a garantire tali risorse.

Si è dunque pervenuti, attraverso questa sentenza, ad un criterio ordinatore tra diritti e bilancio: si devono sempre “far quadrare i conti” per garantire obiettivi di tutela.

 

Chiara Listo

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