Reato di diffamazione: concorso nel fatto tra l’utente e il gestore del sito internet?

Il nostro ordinamento penale afferma che, ai sensi dell’art. 595 c.p., commette il reato di diffamazione chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione. Ai fini della configurabilità di tale reato è necessario che la persona offesa non sia presente o, almeno, che non sia stato in grado di percepire l’offesa; in caso contrario sono integrabili, rispettivamente, il reato di ingiuria (ora depenalizzato) e il tentativo di ingiuria aggravata. Si tratta di un reato comune posto a tutela dell’onore in senso oggettivo quale stima che il soggetto passivo riscuote presso i membri della comunità di riferimento.

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, attraverso la sentenza numero 54946 del 2016, se l’utente di un sito internet pubblica sullo stesso un qualunque testo diffamatorio, anche il gestore del sito può essere penalmente responsabile per il fatto commesso dall’altro soggetto.

Con la sentenza sopra citata la Cassazione ha chiarito quali devono essere le condizioni che fanno sì che anche il soggetto gestore risponda del comportamento di un suo utente per concorso in diffamazione. Tra di esse è necessaria “la mancata rimozione del contenuto consapevolmente diffamatorio, con evidente consenso allo sviluppo della sua efficacia offensiva”. Nella fattispecie concreta, sul sito gestito dall’imputato era stato pubblicato il certificato penale di un noto soggetto, a cui seguivano le affermazioni “emerito farabutto” e “pregiudicato doc”.

La colpa del gestore, secondo gli ermellini, era da rinvenire “nell’aver tollerato la presenza di offese sul suo sito dal momento in cui le stesse vi erano state pubblicate sino al momento in era stato eseguito il sequestro preventivo del sito”.

Per il ricorrente la condanna inflittagli in secondo grado per concorso nel reato di diffamazione viene confermata, così come quella al risarcimento di 60mila euro alla parte civile, oltre al pagamento delle spese processuali e di quelle di parte civile.

Certo è che, dopo una sentenza di questo tipo, chiunque gestisca una pagina internet dovrà necessariamente porre attenzione ad ogni minimo particolare di tutto ciò che viene quotidianamente postato sul suo sito per non incorrere nella responsabilità penale del fatto commesso da un suo utente e da lui tollerato.

Mirko Buonasperanza

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