LA PRIVACY NON ESISTE!

Il concetto di privacy e, soprattutto, la sua tutela nell’attuale società sono argomento dilagante poiché il costante sviluppo tecnologico spesso mette a dura prova il lavoro del Garante per la protezione dei dati personali (meglio noto come garante per la privacy).

In principio fu Facebook che, fin dal 2006 in Italia, ha consentito ad ogni utente di poter mettere in piazza i propri dati più personali dopo aver accettato un documento a garanzia del fatto che Facebook non avrebbe mai utilizzato i dati inseriti dagli utenti per gli scopi più loschi e riprovevoli: tale documento tuttavia non impedisce a qualsiasi utente di copiare infinite quantità di dati di altri utenti per un qualsivoglia scopo di dubbia legalità.

Col passare degli anni poi, lo sviluppo tecnologico dei nostri cari smartphone ha portato alla nascita di alcune applicazioni che hanno ulteriormente minato la disciplina della tutela della privacy.

Così è stato inventato airbnb: un’applicazione tramite cui si possono affittare immobili per periodi di tempo limitato con lo scopo di trascorrere qualche giorno di vacanza; il sistema è molto interessante ma, per tutelare la privacy degli utenti, l’app non s’impossessa dei dati personali di ogni inquilino che affitta un immobile e ciò può portare a svariate situazioni ipotetiche che, al solo pensiero, mettono i brividi: in sintesi, un qualsiasi terrorista potrebbe affittare la casa del nostro dirimpettaio del tutto anonimamente.

In seguito è venuto il momento di Uber: un’app che consente a chiunque di poter svolgere la funzione di tassista, trasportando in giro per la città chi si trovi ad aver bisogno di un passaggio in auto. Tale applicazione è tornata alla ribalta pochi giorni fa a causa di una dichiarazione di un ex dipendente del colosso statunitense: Ward Spangenberg infatti ha dichiarato che Uber gestisce in modo molto superficiale i dati personali degli utenti mettendoli a disposizione di tutti i dipendenti dell’azienda che, potenzialmente, potrebbero tracciare gli spostamenti di qualsiasi utente.

Alcuni dipendenti di Uber non si sono fatti certo pregare e sono stati scoperti a seguire le tracce dei vip: la cantante Beyoncé è stata una delle prime a denunciare.

In Italia, Uber è stato messo al bando in molte grandi città, perciò è stata sviluppata un’app alterativa che offre lo stesso servizio: si tratta di Zego che, da qualche mese a questa parte, ha rimpiazzato di fatto Uber a Torino, Genova, Milano e Padova.

Infine è notizia di pochissimi giorni fa che, a partire dal 2017, sarà introdotta in Italia una rete wi-fi unica gratuita: con essa si potrà navigare, con la stessa password, da piazze, alberghi, treni e musei; il progetto è costato 2 milioni di euro già stanziati per la sua prima fase di sviluppo, frutto di una collaborazione tra ministero dello sviluppo economico, ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e Agenzia per l’Italia Digitale.

Sarà la prima rete wi-fi di livello nazionale, in grado di seguire l’utente in ogni suo spostamento (preferibilmente il turista, ma chiunque potrà usarla in Italia). Lo scopo ultimo è far crescere il turismo italiano grazie una piattaforma digitale intelligente, superando così i ritardi tecnologici che abbiamo con il resto d’Europa in questo ambito: il prezzo che si spera di non dover pagare in tal caso però è la fornitura completa delle nostre informazioni sugli spostamenti agli organi delle istituzioni pubbliche.

 

Fabrizio Alberto Morabito

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