Deontologia, portami via

La rivista di “Indottriniamoci” è gestita da ragazzi che studiano Giurisprudenza e che amano trattare alcuni dei temi attuali del mondo della legge. Detto ciò non siamo ancora nel vero e proprio mondo del lavoro, ma è cosa interessante (e per noi studenti anche utile) capire come funzioni il mondo del lavoro fuori dalle mura dell’università.

Proprio in una di queste mie ricerche mi sono imbattuto in una lettera, caricata online, di un avvocato stufo di un aspetto della pratica forense che uno studente non coglie nell’immediato, a mio parere: quello dei crediti formativi per l’aggiornamento professionale.

Attualmente il numero richiesto dai Consigli dell’Ordine è di 60 crediti formativi ogni tre anni (di cui 9 in materie obbligatorie come la deontologia e la previdenza), numero che è stato diminuito rispetto ai 90 previsti dalla vecchia disciplina, ma che rimangono comunque eccessivi, secondo il parere della mia fonte. Ogni anno, infatti vanno conseguiti almeno 15 crediti. Tenendo conto che un master o un corso di perfezionamento danno la possibilità di conseguire un massimo di 20 crediti, vuol dire che un professionista dovrebbe seguire un master all’anno per conseguire i 60 totali in tre anni.

Effettivamente anche per me, povero profano ancora, sembra un numero eccessivo di crediti e anche di tempo: infatti per conseguire i 25 crediti annui che servono per essere in pari con i piani dell’Ordine bisogna spendere molte più delle 25 ore nominali a cui si potrebbe pensare, infatti i corsi hanno una durata di due, se non tre, ore e considerando gli spostamenti necessari per raggiungere il luogo di svolgimento di queste lezioni si deve tenere in conto tra le dieci e le dodici mezze giornate all’anno, le quali non sono poche se si considera la mole di lavoro che ci sarebbe da svolgere in studio, magari i praticanti da seguire e gli impegni con dei collaboratori.

Insomma, questi crediti sono troppi e non permettono di staccarsi mai definitivamente dall’università.

Ciò che mi ha fatto sorridere di questa lettera è poi la parte sulla deontologia, che tra le altre cose, è una delle materie obbligatorie per cui bisogna conseguire almeno 9 crediti all’anno.

Tuttavia il codice deontologico e la materia previdenziale non subiscono dei grandi ribaltoni da un anno all’altro e allora: è veramente necessario perdere (scusate se il verbo è troppo duro per i puristi della moralità giuridica) tutto questo tempo per questi corsi? Non ne basterebbero molte meno?

Oltretutto anche i metodi utilizzati dall’Ordine per controllare che i propri iscritti frequentino le lezioni lasciano a desiderare: non sempre viene utilizzato il mezzo più sicuro del badge elettronico, ma alle volte si ricorre ancora alla vecchia raccolte firme fuori dall’aula del corso. In più anche le sanzioni a carico degli avvocati che non hanno raggiunto il numero minimo di crediti sono molto dubbiose: procedimenti pendenti ce n’è, ma alla fine le sanzioni sono sempre molto (se non troppo) blande, ovvero richiami o inviti ad integrare i crediti entro un certo periodo di tempo.

Tutto ciò è veramente necessario?

 

 

Alberto Lanzetti

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