Proporzionalità ed equità

Art. 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Questo articolo ha svolto una fondamentale importanza nel diritto del lavoro, ha, infatti, permesso di stabilire come i minimi salariali stabiliti dalle tabelle presenti nei contratti collettivi di categoria potessero essere assunti a parametro di sufficienza retributiva del lavoratore.

In pratica la manovra, nata nel tentativo di dare carattere immediatamente precettivo all’articolo della Costituzione, è stata compiuta per mettere un punto fisso sulla sufficienza retributiva di un lavoratore.

In passato, però, mai si sarebbe immaginato di invocare tale articolo per la categoria forense, la quale era vista come categoria privilegiata, insomma si trattava di un mestiere di livello.

Tuttavia la Cassazione è dovuta intervenire con la sent. n. 24492/16 per affermare che gli avvocati che hanno concesso il loro patrocinio non possono vedersi liquidate somme, a titolo di compenso, irrisorie.

Una liquidazione dei compensi e delle spese sostenute dall’avvocato in corso di giudizio non può essere presa troppo sotto gamba dal giudice, il quale deve sempre far riferimento al fatto che l’applicazione del compenso economico al di sotto dei minimi tariffari presuppone sempre di rispettare il decoro della professione, tenendo anche conto dell’importanza della causa e dell’utilità dell’opera prestata.

Quest’ultimo principio dev’essere tenuto a mente anche dagli avvocati stessi, i quali possono usarlo a loro vantaggio qualora la liquidazione sia pari ad una cifra eccessivamente bassa parametrata al livello di impegno del professionista nella causa e al livello di difficoltà della stessa.

Gli Ermellini nel richiamare quindi il secondo comma dell’art. 2233 del codice civile, hanno sottolineato come una liquidazione giudiziale “simbolica” dei compensi al difensore lede il decoro della professione.

E la sentenza dei giudici di piazza Cavour la reputo giusta e coraggiosa anche; in un periodo in cui pur di lavorare anche la classe forense abbassa il capo e accetta vessazioni dai propri clienti di qualunque tipo, tra cui anche mancati pagamenti inseguiti per anni, questa pronuncia riconosce il valore della classe e cerca di rimettere un minimo le cose in chiaro, stabilendo che il lavoro del proprio difensore è fondamentale.

E se così non fosse, a che servirebbero gli avvocati?

 

 

Alberto Lanzetti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...