ATTACCATEVI AL TRUMP! – In un periodo non convenzionale serve un candidato non convenzionale

Analizziamo a mente fredda la situazione americana attuale provando a rispondere alle domande più gettonate del momento a bocce ferme: chi ha vinto? Chi ha perso? E, soprattutto, perché? E che cosa succederà adesso?

Non è per nulla difficile capire chi abbia perso alle ultime elezioni americane: Hillary Clinton è solo alla testa della lunga lista di sconfitti a cui, senz’altro, bisogna aggiungere l’intero establishment democratico che l’ha sostenuta (preferendola a Bernie Sanders) ed infine la maggior parte del popolo americano che effettivamente ha preferito la candidata democratica.

Hillary Clinton è stata appoggiata fin dall’inizio dall’intero partito Democratico: Debbie Wasserman Schultz, presidente del partito, l’ha immediatamente preferita al più quotato Sanders essenzialmente perché era sentimento comune che la presidenza fosse dovuta a Hillary Clinton, come se gli Stati Uniti fossero una monarchia. Le era dovuta per aver resistito a fianco del marito Bill, nonostante i continui tradimenti. Le era dovuta da Obama, che dopo averla battuta sul filo di lana nel 2008, aveva abbracciato il clan Clinton, al punto da scoraggiare il suo vicepresidente Biden, un candidato con migliori chance di vincere, dal partecipare alle primarie. Le era dovuta perché era giusto che una donna diventasse presidente, nonostante Hillary Clinton fosse arrivata alla fama principalmente come “moglie di”. Margaret Thatcher e Angela Merkel sono diventate primo ministro per meriti personali, non perché mogli di primi ministri. Perché gli Stati Uniti dovrebbero meritarsi di meno?

Sulla carta Hillary aveva indubbiamente molta più esperienza, ma aveva sbagliato le più importanti decisioni che aveva preso, dal voto a favore dell’invasione dell’Iraq alla decisione di invadere la Libia, fino a quella di lasciare senza soccorso l’ambasciatore americano a Bengasi, il cui cadavere finì trascinato per le strade della città libica. Come è possibile che il Partito Democratico abbia commesso un errore così madornale? Perché ha pensato che le elezioni si vincessero con i soldi e non con i voti. Hillary Clinton ha raccolto $687 milioni contro i $307 milioni di Trump.

Il partito Democratico, candidando la Clinton, è rimasto vittima della bolla mediatica che ha creato e in cui vive. Così facendo non solo si è autocandidato alla sconfitta, ma ha condannato il mondo intero ad almeno quattro anni di Presidenza Trump.

Per cui si giunge alla seconda domanda: logicamente ha vinto Donald Trump alla testa del partito Repubblicano e della gran parte degli americani definiti “colletti blu” (in maggioranza operai, il ceto medio sfiduciato dall’amministrazione democratica).

Non così sorprendentemente, possiamo aggiungere, ha vinto Trump: infatti il ragazzo di New York non è uno sprovveduto; Trump, che piaccia o no, è sempre riuscito a comunicare alla pancia, alle emozioni, della folla senza dare alcuna importanza ai contenuti dei suoi discorsi (completamente irrilevanti a livello comunicativo) ma affidandosi totalmente alla teatralità, alle modalità in cui esprimeva ogni concetto eccessivo, ogni provocazione. Il risultato è stata la vittoria: così facendo infatti Trump è rimasto, volente o nolente, nella testa di chiunque (dai suoi elettori, ai media, da chi lo odia profondamente tutt’ora, a chi si trova d’accordo con i suoi inusuali interventi a squarciagola); si è assicurato a gamba tesa le prime pagine dei giornali ogni giorno di campagna elettorale, nel bene o nel male.

Si chiama democrazia. Se in una democrazia la maggioranza dei cittadini non vede migliorare le proprie condizioni di vita per molti anni di seguito, finisce per votare contro chi governa, contro l’establishment, anche a costo di prendersi dei rischi. È il coraggio della disperazione. Questo non va dimenticato mai.

Infine, che cosa succederà ora? Questa è indubbiamente la domanda più difficile a cui dare risposta: come succede sempre quando si cambiano le regole di un gioco, a meno di una vera e propria rivoluzione, chi era forte prima del cambiamento resterà forte anche a cambiamento avvenuto, l’importante è sempre ragionare nel lungo periodo. Trump tra 10 anni non ci sarà più, eventi considerati altrettanto negativamente, come la Brexit, saranno solo storia.

L’elettorato di Trump e, per estensione, l’intero elettorato di protesta ha dentro di sé una parte dell’eletto: esiste una parte di Trump all’interno di ognuno di noi, che ci piaccia o no, ed è opportuno dar voce anche ad essa, soprattutto in un periodo d’incertezza come quello attuale.

Infine bisogna sperare che Trump ormai sia diventato un bravo uomo politico, perciò non bisognerà illudersi che siano mantenute le promesse della campagna elettorale: islamici e messicani potranno stare tranquilli, l’effetto serra continuerà a scaldarci e internet non ci lascerà mai soli.

Fabrizio Alberto Morabito

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