“Per cortesia, mantienimi”

Era il lontano 2007 quando l’allora Ministro dell’Economia e Finanza Tommaso Padoa-Schioppa utilizzò per la prima volta una frase che poi è stata ripresa e anche “cavalcata” fino ad oggi: “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa”. All’epoca la frase aveva suscitato scalpore ed indignazione da parte di quei giovani e anche meno giovani che ancora vivevano a casa di mamma e papà in età ormai da moglie, figli, una casa e un cagnolino, e da parte di quei genitori che si sentivano feriti nel sentire i propri figli additati di pigrizia nel volersi assumere le responsabilità della vita fuori casa.

La questione è stata dibattuta poi a lungo negli anni, sia a livello legislativo che a livello giurisprudenziale. Non sono pochi, infatti, i casi in cui si finisce in Tribunale per i motivi più svariati e di mezzo ci sia un figlio, ormai adulto e vaccinato, che chieda di essere ancora mantenuto dai genitori.

La nona sezione civile del Tribunale di Milano ha cercato di fare chiarezza sull’argomento dicendo che i figli non devono essere mantenuti a vita, al massimo dopo una certa età possono solo richiedere gli alimenti.

Nel caso di specie nell’aula di Tribunale si trattava per la separazione di due anziani coniugi e non è stato riconosciuto il mantenimento per il figlio, ormai quarantunenne. Infatti, al figlio si può solo più applicare l’art. 433 c.c. il quale tratta, appunto, gli alimenti.

Il giudice ha affermato che, in linea con le statistiche ufficiali nazionali ed europee, dopo la soglia dei 34 anni il soggetto non è più qualificabile dal diritto come figlio, bensì come adulto e ciò comporta che anche lo stato di disoccupazione non possa essere più considerato ai fini del mantenimento, ma solo degli alimenti.

Il Tribunale è stato duro, a tratti feroce, e ha affermato che i giovani devono essere responsabilizzati a partire dalla (vera) giovane età affinchè il loro comportamento non si trasformi in una sorta di parassitismo nei confronti dei genitori sempre più anziani.

 

Alberto Lanzetti

 

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