Anche Giuri si adeguerà?

Da buon studente di Giurisprudenza, quale sono, mi sono sempre sentito abbastanza fortunato a non dover sostenere un test d’ingresso per poter iscrivermi alla mia Università. Il ragionamento deriva anche dal fatto che durante l’estate in cui ho sostenuto la maturità classica, l’ultima cosa che avevo intenzione di fare era studiare. Voi mi potrete chiamare pigro o svogliato, ma io mi sono sempre, invece, ritenuto fortunato, perché la Facoltà che avevo scelto mi stava permettendo anche di divertirmi di più d’estate e non “impanicarmi” sui libri.

Le cose, però, potrebbero cambiare, o almeno così si dice da un bel po’ di tempo a questa parte.

I vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno sempre vociato in merito alla possibilità che anche a giurisprudenza si potesse mettere un test d’ingresso.

Ultimamente ha preso la parola sul tema Piercamillo Davigo, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, il quale ha affermato che in Italia abbiamo il più alto numero di processi di tutta Europa, inoltre ha specificato anche che un terzo degli avvocati di tutta Europa sono italiani. Il primo provvedimento che si dovrebbe prendere sarebbe quello di dimezzare il numero dei processi, soluzione che si potrebbe ottenere solo con una depenalizzazione più accorta di quella che è stata compiuta fino ad adesso. In questo modo, tuttavia si dimezzerebbe anche il reddito degli avvocati e ciò, nel tempo, comporterebbe una “selezione naturale” la quale porterebbe alla drastica riduzione del numero degli appartenenti alla classe, prima, e del numero degli studenti di diritto, poi.

Sul tema è intervenuto anche l’attuale ministro della Giustizia Andrea Orlando, che, invece, ha sottolineato come la categoria forense sia una parte importante della giurisdizione e come il problema non si risolva solo coi tagli, ma anche e soprattutto con la responsabilizzazione della classe forense.

l’argomento è delicato: sarebbe corretto chiudere le porte aperte dell’università dello ius?

Da studente posso dire che la paura di rimanere, dopo la laurea, in un “limbo” fatto di lavoretti in studi legali e paghe che danno tutto tranne che sicurezza c’è, tuttavia è anche vero che la selezione naturale a cui si accennava prima sono convinto che nel mondo del lavoro sia già in atto. Essendo il mercato del lavoro del settore già ricolmo di persone chi è competente emerge dalle sabbie mobili e può farcela.

Molti mi additeranno come un disincantato fuori dal tempo, anche perché in tanti pensano che: “là fuori sia una giungla”.

D’altro canto, cercando di analizzare la situazione pragmatica anche molti studenti, che come me, non hanno sostenuto alcun test d’ingresso, arrivati al terzo o quarto anno invocano alla chiusura.

“C’è bisogno di fare selezione fin da subito”, “Non si può andare avanti con questi numeri di iscritti”, “Molti si fermano a giurisprudenza solo perché non ha il test d’ingresso, sarebbe ora di finirla” sono le frasi più sentite quando si parla dell’argomento tra i corridoi.

La soluzione non è certo facile, ma nel mentre io avrei una domanda per il ministro Orlando: “Di preciso cosa significa che la classe degli avvocati si dovrebbe responsabilizzare?”. Mi sembra tanto come una frase fatta, detta solo per prendere tempo e non rispondere ad un argomento a cui non si saprebbe trovare una soluzione.

 

 

Alberto Lanzetti

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