UN BACIO DA 10 ANNI DI GALERA

Un bacio: Dante lo sognava da Beatrice, Petrarca da Laura e Leopardi da Silvia.

Un bacio rubato (anche se solo sulla guancia) può costare caro ed il tutto non si limita al rischio di ricevere uno schiaffone in faccia ma al rischio effettivo di una condanna penale addirittura per violenza sessuale.

La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza 13940 del 2016 ha infatti confermato la condanna di un uomo che aveva banalmente baciato sulla guancia una donna di cui si era invaghito.

Il ricorrente era stato considerato dalla Corte d’Appello di Roma colpevole, ex artt. 56 e 609 bis del Codice Penale, di aver costretto una donna a subire “atti sessuali” (consistenti in un bacio sulla guancia) e di averci “provato” una seconda volta nonostante il rifiuto della malcapitata.

Per i giudici di legittimità entrambi gli episodi sono da qualificarsi come “tentativi” e quindi rientrano in un’ipotesi di conseguente diminuzione della pena (in misura non eccedente i due terzi).

Inoltre i motivi sollevati dall’imputato dinnanzi ai giudici di Cassazione sono stati considerati troppo generici dagli Ermellini che, pertanto, non hanno potuto far altro che condividere quanto stabilito in sede di merito.

Non sembra infatti che l’apparato motivazionale della Corte d’Appello possa risultare illogico e contraddittorio: quello che va considerato, infatti, non è solo l’episodio in sé, ma le condotte globalmente ascritte dall’imputato, che, con i suoi atteggiamenti, si è spinto al punto da essere condannato anche per stalking.

I giudici hanno infatti rilevato lo stato d’ansia e d’agitazione della parte lesa, in conseguenza delle condotte dell’imputato, che era riuscito a darle un bacio sulla guancia prima che la stessa si divincolasse, provandoci una seconda volta nonostante le evidenti rimostranze della vittima.

La Corte territoriale in definitiva ha condiviso con il primo giudice la valutazione di piena attendibilità della parte offesa: giova, infatti, ricordare che, in mancanza di testimoni della violenza, il giudice può stabilire la colpevolezza del presunto colpevole solo sulle dichiarazioni della vittima, che vanno valutate scrupolosamente insieme all’attendibilità della stessa.


Fabrizio Alberto Morabito

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