Classi pollaio

Che l’amministrazione scolastica in Italia fosse in crisi non è una novità dell’ultima ora. Le mamme e i papà di, praticamente, tutte le scuole d’Italia da molti anni lamentano la mancanza di bottiglie d’acqua per far bere i bimbi, di matite e pennarelli e della stessa carta igienica. Ugualmente da molto tempo ricorre anche il problema delle classi sovraffollate, ma, non so come mai, di quest’ultimo ho sempre sentito parlare meno. Eppure il problema non è da poco: “concentrare per tagliare” potrebbe essere la regola. Costituire classi più numerose è una buona soluzione per cercare di ridurre il personale scolastico, in primis quello degli insegnanti.

Fino ad arrivare ad oggi ci siamo barcamenati in un placido mare di lamentele più fuffa che altro, tuttavia in ogni mare potrà arrivare un’onda più grande delle altre in grado di fare maggiori danni a riva.

In questo caso l’”onda più grande” è l’azione di una mamma toscana la quale ha pensato di citare in giudizio un Istituto di Istruzione Superiore, il Ministero dell’Istruzione e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana chiedendo al T.A.R. della Toscana l’annullamento dei provvedimenti con i quali si era stabilito l’organico di diritto, prima, e l’organico di fatto, poi dello stesso Istituto. In particolare si contestava la formazione di una classe formata da trentuno alunni, di cui ben due portatori di disabilità certificate.

La mamma chiedeva che l’istituzione della “classe pollaio” fosse dichiarata illegittima perché in contrasto con il D.P.R. n. 81/2009 il quale prevede, appunto, che nelle classi con alunni disabili il numero degli scolari non debba essere superiore a venti.

Inoltre la signora ha lamentato anche la violazione del diritto all’istruzione e all’integrazione scolastica del figlio; l’eccessivo affollamento della classe avrebbe inciso sullo svolgimento delle lezioni e della didattica in genere.

Il T.A.R. ha accolto in sede cautelare il ricorso, dando ragione al ricorrente in quanto il diritto all’istruzione è un diritto riconosciuto dalla Costituzione all’art.38.

Infine il giudice amministrativo è entrato nel merito della questione affermando che “Le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell´infanzia, che accolgono alunni (con disabilità) sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni (…)” (art. 5, c. 2, del D.P.R. n. 81/2009).

E’ stato, quindi, imposto all’Istituto di adeguarsi alla decisione e formare classi adeguate alle norme della legge.

E’ un dispiacere, per me, ogni volta trattare di problemi legati o ad un’amministrazione pubblica o della giustizia, quasi come se nel mondo del diritto italiano non si potesse uscire dai lati negativi del “cubo” giuridico, tuttavia sottolineare questi problemi potrebbe, alla lunga, far capire a qualcuno che agendo correttamente e non pensando solo a tagliare a destra e sinistra si può fare bene.

Chiamatemi, se volete, ottimista.

 

Alberto Lanzetti

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