DROGATI DI GIUSTIZIA

Tossici e spacciatori di tutte le età: ormai è assodato da tempo che la vendita di sostanze stupefacenti, nello specifico di marijuana, in Italia è illegale; qualcosa di legale nel Nostro Paese però c’è ossia la coltivazione (limitata) e l’uso personale.

Il dubbio ora sorge spontaneo: quanto si può coltivare? E chi stabilisce che la quantità adibita all’uso personale non sia eccessiva?
La legge, da questo punto di vista non ci aiuta molto: la Corte Costituzionale, il 12 febbraio 2014, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della normativa sugli stupefacenti in vigore dal 2006 al marzo 2013 ripristinando dunque la così detta legge Iervolino – Vassalli rimasta in vigore fino al 27 febbraio 2006.
Tale legge era entrata in vigore nel 1990 (poi emendata nel 1993) e distingueva droghe leggere e droghe pensanti: più severa per i reati che coinvolgono droghe pesanti (eroina, cocaina, ecc. per cui la pena minima è di 8 anni di reclusione) e più lieve per i reati che coinvolgono droghe leggere (hashish, marijuana) dato che la pena minima è di 2 anni di reclusione; per quanto riguarda l’uso personale persiste l’irrilevanza penale (cioè non è reato).

Per cercare di fare chiarezza, in qualche modo ci soccorre la Corte di Cassazione: la sesta sezione penale infatti, il 21 gennaio 2016, ha depositato in cancelleria una sentenza che annulla la condanna emanata nel 2013 verso una coppia di giovani che avevano coltivato in casa loro due piante di canapa indiana e detenevano un essiccatore per trattare le foglie.
Tale sentenza della Suprema Corte stabilisce quanto non sia effettivamente importante il numero di piante di marijuana che s’intende coltivare sul proprio balcone di casa poiché la finalità di “uso personale” sarà poi eventualmente accertata dall’autorità giudiziaria se e quando di tali piante sarà interessata la forza pubblica.
La stessa sentenza tuttavia resta ciò che è ossia una sentenza: essa infatti, per quanto provenga dalla Corte di Cassazione, che ha funzione di nomofilachia (cioè ha il compito di vigilare sull’esatta ed uniforme interpretazione della legge), non ha alcun valore legale perché non esiste, in Italia, il precedente vincolante (una sentenza quindi, pur essendo molto importante, non può vincolare nessun soggetto oltre alle parti a cui tale sentenza è rivolta).

In sintesi si diffida qualsiasi lettore dal presentarsi nel più vicino Commissariato di Polizia della zona con due belle pianticelle di marijuana urlando: “Me l’ha detto la Cassazione! Le posso coltivare!”.

Fabrizio Alberto Morabito

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...