SALTO IDEOLOGICO O ENNESIMA SCONFITTA POLITICA?

In principio fu la Danimarca a legalizzare le unioni tra persone dello stesso sesso. Era il 1989 e per la prima volta vennero riconosciuti a due uomini,  Danish Axel Axgil e Eigil Eskildsen, quasi gli stessi diritti garantiti all’interno di un matrimonio. Seguirono i Paesi Bassi nel 2001, un passo avanti rispetto ai danesi perché non fecero alcuna distinzione tra matrimoni eterosessuali e omosessuali. Nel 2005 fu la volta del Belgio, Poi Spagna e Sud Africa. Ad una prima risposta scandalistica risposero poi altrettanti paesi: ammettere alla luce del sole aspetti della vita che fino a poco prima erano stati considerati “occulti” sembrava essere un ragionevole progresso dei nuovi diritti. Poi toccò all’Italia e fu il caos.

Infatti, nel 2008 il Parlamento europeo inviò la prima sollecitazione alla politica italiana, ma senza risultati. Nella risoluzione vincolante, al paragrafo 86, si legge chiaramente “L’Italia dica di sì ai matrimoni gay”.

Secondo la programmazione degli argomenti da trattare in Parlamento, il tema sulle unioni civici sarebbe dovuto essere trattato nel settembre scorso, ma a causa delle innumerevoli divergenze è stato rimandato a gennaio. Nonostante il tanto citato ddl Cirinnà fosse stato redatto e consegnato alla Camera già ad ottobre, soltanto il 28 gennaio scorso sono iniziate le discussioni in aula. E fu il caos per la seconda volta.

Il disegno di legge firmato dalla senatrice del PD, Monica Cirinnà, accompagnato da 13 emendamenti, si presenta come una versione bis rispetto all’originale, presentato per aggirare l’opposizione di alcuni senatori in commissione Giustizia, dove il precedente ddl (il primo Cirinnà) era bloccato da mesi anche a causa delle resistenze dell’area cattolica del Pd.

Nonostante la seconda redazione, le ostilità dei parlamentari nei confronti di questo testo sono state molte. L’ostruzionismo ha fatto da protagonista: all’arrivo in aula, il ddl è stato subito bloccato da circa 5000 emendamenti proposti da Lega Nord, FI e una parte del PD. Grazie ad un accordo tra i capi dei gruppi politici sono stati tagliati circa il 90% degli emendamenti, ma la voglia di boicottare i piani di Renzi è forte.

Cosa tratta nello specifico questa legge sulle unioni civili?

Innanzitutto, si divide in due capi: il primo, che fa riferimento all’art.1 , introduce l’unione civile tra persone dello stesso sesso “quale specifica formazione sociale, ai sensi delll’art.2 della Costituzione”, diverse però dal matrimonio, secondo le richieste dei cattolici del PD. L’art.2 prevede la possibilità di scegliere un “cognome comune” e la registrazione dell’unione avverrà negli stessi atti dello stato civile. Gli artt. 3-4 estendono alle unioni civili i diritti e i doveri del matrimonio, come la reversibilità delle pensioni., gli sgravi fiscali, i permessi di lavoro per motivi familiari, ecc.. L’art. 5 Parla della stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio del partner. È esclusa l’applicabilità dell’istituto dell’adozione legittimamente: non sarà quindi possibile adottare bambini che non abbiano un genitore naturale all’interno della coppia.

Il capo secondo si occupa della convivenza di fatto e recepisce nell’ordinamento “le evoluzioni giurisprudenziali già consolidate nell’ambito dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi”.

Al centro del braccio di ferro tra maggioranza e opposizione, la stepchild adoption. Gli schieramenti che chiedono l’abolizione di questo articolo si focalizzano si diritti dei bambini, non rispettati e non tenuti in considerazione. Al contrario, i sostenitori si battono affinchè si possa concedere la potestà genitoriale ad ogni individui che la desideri. Due punti di vista differenti che sembrano non riuscire a trovare una meta comune.

Queste divisioni sono interne allo stesso Team governativo. Il ministro degli Interni, Alfano, ha dichiarato: “Se fossi Renzi stralcerei la legge sulle adozioni”. Subito dopo ha chiamato a raccolta i grillini e i cattolici del PD, per cercare di sabotare il premier, che ha già perso l’appoggio sicuro da parte del M5S. Grillo, infatti, ha lasciato libertà di coscienza ai suoi e, nonostante il capogruppo abbia assicurato che il 90% dei pentastellati sia a favore del ddl, le sorprese potrebbero essere dietro l’angolo. Infatti, le notizie delle ultime ore vedono il disegno di legge prossimo alla bocciatura. Il motivo? Classici tradimenti politici che non permettono l’approvazione di un testo tanto desiderato e atteso da molti.

Riuscirà il Parlamento a superare gli ostacoli delle alleanze e dei sotterfugi politici? Alla (forse) approvazione l’ardua sentenza.

Chiara Listo

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